{"id":595,"date":"2020-03-01T19:19:07","date_gmt":"2020-03-01T19:19:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=595"},"modified":"2020-03-01T19:23:47","modified_gmt":"2020-03-01T19:23:47","slug":"ansia-e-attacco-di-panico-quale-la-relazione-con-lemozione-di-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=595","title":{"rendered":"ANSIA E ATTACCO DI PANICO: QUAL\u2019E\u2019 LA RELAZIONE CON L\u2019EMOZIONE DI PAURA?"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><em>Psicologa Psicoterapeuta Filardi Rosita&nbsp;<\/em><br> <br><\/h4>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\"><p><strong><em>\u201cSiamo minacciati dalla sofferenza da tre versanti: dal nostro corpo, condannato al declino e al disfacimento e che non pu\u00f2 funzionare senza il dolore e l\u2019ansia come segnali di pericolo; dal mondo esterno, che pu\u00f2 scagliarsi contro di noi con la sua terribile e formidabile forza distruttiva; infine, dalle nostre relazioni con gli altri\u201d \u2013 Sigmund Freud<\/em><\/strong><br> <br><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p style=\"text-align:justify\">Nel disturbo di panico vi \u00e8 un <em>attacco inaspettato<\/em>, e spesso inspiegabile,&nbsp; che pu\u00f2 partire da uno stato ansioso oppure di quiete assoluto ma comunque \u00e8 caratterizzato da una serie di sintomi maestosi che spesso sono scioccanti per il soggetto che li vive.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-normal-font-size\">Attualmente i manuali diagnostici (DSM 5) definiscono l\u2019<strong>attacco di panico come un periodo di paura intenso<\/strong> in cui una successione di sintomi (palpitazione, cardiopalmo o tachicardia, sudorazione, tremori fini o grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, dolore al petto, brividi o vampate di calore, formicolio, vertigini,&nbsp; nausea, derealizzazione, depersonalizzazione, paura di perdere il controllo e paura di morire) si verificano improvvisamente raggiungendo un picco in dieci&nbsp; minuti per poi attenuarsi progressivamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che caratterizza il disturbo \u00e8 la presenza di <strong>attacchi inaspettati e ricorrenti<\/strong>, che si associa al timore di averne altri (circolo vizioso \u201cpaura della paura\u201d) e alla paura di \u201cimpazzire\u201d, che a sua volta provoca un restringimento delle attivit\u00e0 che la persona si sente in grado di realizzare.<\/p>\n\n\n\n<p>In circa un terzo dei disturbi di panico tale restringimento diviene estremo; in questo caso si parla di disturbo di panico con <strong>agorafobia<\/strong>.&nbsp;Con questo termine facciamo riferimento ad un insieme di paure che hanno principalmente per oggetto i luoghi pubblici e frequentati, dai quali sarebbe difficoltoso, imbarazzante, improbabile, ricevere aiuto o allontanarsi in caso di attacco di panico. Molti pazienti che presentano questa aggravante del disturbo sono incapaci di allontanarsi dalla loro casa o lo fanno solo se accompagnati, innescando un meccanismo di evitamento che si consolida e generalizza, manifestano una preoccupazione a ritrovarsi da soli, una&nbsp; eccessiva paura ad uscire e a guidare la propria auto, sentendosi giorno dopo giorno pi\u00f9 insicuri e spesso bloccandosi nelle proprie attivit\u00e0 restando chiusi in casa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La diffusione di questa patologia \u00e8 elevata<\/strong>, coinvolge circa il 10% della popolazione con una prevalenza nell\u2019esordio per soggetti in et\u00e0 adolescenziale (14 &#8211; 25 anni) e di sesso femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere meglio il disturbo \u00e8 importante affrontare il tema connesso ad una delle principali emozioni che vi sono legate, la <strong>paura<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>&nbsp;La paura: un\u2019emozione protettiva<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 sensato occuparsi di attacchi di panico senza prima chiarire le funzioni della paura. Solo dopo \u00e8 possibile cogliere gli attacchi di panico in una prospettiva chiara e utilizzabile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Generalmente, nel pensiero comune, <strong>la paura non gode di buona reputazione<\/strong>. \u00c8 vissuta come un ostacolo e come un accadimento psichico negativo. Le persone si sentono &#8220;serrate&#8221; dalla paura; &#8220;prigioniere&#8221;, che vorrebbero \u201cliberarsi&#8221; e si&nbsp; impegnano&nbsp; &#8220;vincere&#8221; o a &#8220;superare&#8221; la paura anzich\u00e9 <strong><em>viverla ed ascoltarla <\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 frequente che chi ricorre alla psicoterapia abbia l&#8217;aspettativa di essere, appunto, &#8220;<em>liberato<\/em>&#8221; dalle proprie paure o, addirittura, dalle emozioni in quanto tali.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Le emozioni e, nello specifico, la paura, come ogni altro strumento che ci viene dato in dotazione dalla biologia ha un valore potenzialmente adattivo. La paura in sostanza ci permette di affrontare un pericolo, un evento nocivo, al meglio delle nostre possibilit\u00e0.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Racconto sempre, a tutti i miei pazienti (giovani e adulti ), la capacit\u00e0 del topolino, che se si vive e ascolta lo stato emotivo della paura diviene&nbsp; capace di sopravvivere all\u2019attacco del gatto, fruttando la risorsa di agilit\u00e0 e scatto. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E di tutti i topolini che vengono catturati? La mia risposta, metaforicamente parlando,&nbsp; : \u201csono quelli bloccati dalla paura e terrorizzati dalla sensazione, che invece di scappare si rallentano rischiando cosi di essere un gustoso spuntino per il predatore .&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma a che cosa serve la paura? Perch\u00e9 siamo stati dotati di un\u2019emozione tanto potente?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Essa ci \u201cinforma\u201d di un pericolo e ci \u201cprepara\u201d biologicamente ad affrontarlo; ma oltre a queste funzioni \u201cindividuali\u201d, la paura ha un importante mansione sociale e collettiva. Infatti la paura provata dal singolo comunica anche ai membri della comunit\u00e0 una possibile minaccia, consentendo al gruppo di preparasi per affrontarla o di aiutare e proteggere la persona impaurita. E\u2019 una sorta di segnale di allarme che chiama all\u2019unit\u00e0. La paura \u00e8 coesiva. Instillate una qualche paura in un gruppo e questo si compatter\u00e0 come un sol uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci stupisce, data proprio l\u2019importanza di questa emozione, che essa sia sopravvissuta a migliaia e migliaia di anni di evoluzione e sia riconoscibile in modo transculturale in tutti e da tutti i gruppi sociali appartenenti a qualsiasi area geografica.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo riconoscere, che la <strong>paura \u00e8 un&#8217;emozione vitale<\/strong>, assolutamente indispensabile. Chi non ha avuto paura una volta, potrebbe non averne mai pi\u00f9 bisogno&#8230; <strong><em>La paura, come ogni altra emozione, deve essere accolta, con attenzione e con rispetto, osservata e utilizzata per quello che \u00e8. <\/em><\/strong>Decisiva, per l&#8217;efficacia dell&#8217;esercizio delle sue specifiche funzioni, \u00e8 <strong>la gestione della paura<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla gestione della paura deriva gran parte degli elementi dell&#8217;esperienza determinanti benessere o malessere, psichico e relazionale, come si pu\u00f2 vedere bene, per esempio, negli attacchi di panico. <strong>E anche quando la paura sembra sovrastarci, non \u00e8 la paura da rifuggire<\/strong>. Sarebbe come se uno, all&#8217;accendersi di una spia sul cruscotto dell&#8217;automobile, si mettesse a urlare e scappasse via a pi\u00f9 non posso. O implorasse il meccanico di estirpare quella spia luminosa; o chiedesse a un allenatore di aiutarlo a temprare il proprio carattere, fino al punto da riuscire a sopportare l&#8217;accensione della spia luminosa come se niente fosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Insensatezze, certo, che per\u00f2, oltre a essere talvolta perseguite dai pazienti, dai loro parenti e dagli educatori, vengono patrocinate dagli stessi terapeuti pi\u00f9 spesso di quanto non si immagini, quando, per esempio, suggeriscono di non dare importanza, di non dare ascolto all&#8217;ansia, alla paura o all&#8217;angoscia. Bisogna, invece, <strong><em>vivere la paura<\/em><\/strong>&nbsp; e&nbsp; cercare di sapere che cosa segnala l&#8217;accendersi di quella spia; e poi, conseguentemente, valutare il da farsi pi\u00f9 adeguato.<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione possiamo affermare che <strong><em>la paura \u00e8 un\u2019emozione fondamentale e protettiva del nostro essere nel mondo.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<strong>Il rapporto con le emozioni negli attacchi di panico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La pi\u00f9 importante delle radici degli attacchi di panico \u00e8 costituita dall&#8217;incapacit\u00e0 di <strong>percepire e riconoscere le emozioni<\/strong>, come conseguenza di una specie di &#8220;<strong>analfabetismo emozionale<\/strong>&#8220;, che si \u00e8 strutturato progressivamente nel corso della vita, di pari passo con la strutturazione della propria identit\u00e0. Il paziente, non riuscendo a riconoscere l&#8217;emozione come un evento mentale unitario, percepisce slegate fra loro le singole espressioni fisiche di essa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 come se percepisse slegate tra loro le tessere di un mosaico. Non possono che apparirgli del tutto prive di senso. Ma il &#8220;mosaico&#8221;, che lui non riesce a integrare, e di cui <strong>non ha consapevolezza<\/strong> perch\u00e9 neppure lo percepisce, non \u00e8 esterno a lui. Lo riguarda direttamente. \u00c8 dentro di lui. Sensazioni, quindi, fortissime e insensate. \u00c8 allora un tentativo di integrazione quello che il paziente fa, quando cerca di ricomporre le tessere &#8220;insensate&#8221;, <strong>trattandole come fossero &#8220;sintomi&#8221; di qualche malattia biologica<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso che uno dei primi luoghi che \u201caccoglie\u201d questi soggetti sia il pronto soccorso di un ospedale ed il primo professionista a cui si rivolgono sia il medico, mettendosi alla ricerca \u201cdel pezzo biologico mal funzionante\u201d. Si tratta dell&#8217;attivazione di una intelligenza. Che per\u00f2 sbaglia. L&#8217;errore sta nel fatto che (almeno &#8220;localmente&#8221;, in quella specifica esperienza) <strong>non \u00e8 disponibile una intelligenza emotiva<\/strong>, ma soltanto un pensiero analitico, che si mette a osservare &#8220;dall&#8217;esterno&#8221;, alla lontana, e che quindi si muove come fosse sordo e cieco verso le emozioni in atto, perch\u00e9, in questi casi, si attiva in modo disgiunto dallo stesso mondo delle emozioni che gli si presenta.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;emozione \u00e8 stata, s\u00ec, percepita nelle sue singole componenti, ma non \u00e8 stata riconosciuta nel suo insieme. Percepita come fosse de-strutturata nelle sue componenti sensoriali, che sono rimaste tra di loro separate.<\/p>\n\n\n\n<p>In quelle condizioni, la cosa pi\u00f9 ragionevole che il soggetto, nella nostra cultura, pu\u00f2 fare per strutturare una &#8220;figura&#8221; che si stagli sensata dallo &#8220;sfondo&#8221; indifferenziato \u00e8 pensare di essere ammalato di una sconosciuta malattia fulminante. E si allarma, ovviamente.&nbsp;Con i dati al momento a sua disposizione, sta funzionando bene. &#8220;Fanno presto a dirmi: &#8216;non \u00e8 niente&#8217;. Vorrei vederli io, cosa farebbero loro al mio posto!&#8221;, protestano i pazienti contro le pseudorassicurazioni profuse a piene mani da parenti, amici e, purtroppo, spesso anche dai terapeuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non trovando un nesso riconoscibile, <strong>il paziente si terrorizza<\/strong>, e, nella prospettiva di una imminente catastrofe, pensa (pi\u00f9 precisamente: &#8220;sente&#8221;) come unica risorsa disponibile nell&#8217;immediato <strong><em>la fuga dalla situazione<\/em><\/strong><em> ansiogena, e come unica risorsa disponibile per il futuro la prevenzione, attraverso l&#8217;evitamento di ogni situazione potenzialmente ansiogena. Per questa strada, progressivamente, il paziente tende a proteggersi e ad evitare ogni situazione vitale, in quanto attivatrice di emozioni, col risultato di impoverire sempre di pi\u00f9 la propria esistenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;Come si sviluppa l\u2019analfabetismo emozionale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L'&#8221;analfabetismo emozionale&#8221; viene attivamente strutturato di solito come conseguenza diretta di una <strong>specifica negazione verso certe emozioni<\/strong>, o verso l\u2019intera vita emotiva, da parte della famiglia entro cui l\u2019identit\u00e0 del bambino va strutturandosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Se, per esempio, il <strong>contesto familiare<\/strong>, in modo sistematico e monotono, non risuona a specifiche emozioni del bambino, egli tender\u00e0 a strutturare attivamente e inconsapevolmente una specie di &#8220;<em>scissione<\/em>&#8220;, di &#8220;<em>macchia nera<\/em>&#8220;, nelle proprie percezioni emotive. Tender\u00e0, cio\u00e8, a vivere tutte le emozioni che le sue esperienze comportano, anche le emozioni negate, ma, progressivamente, perder\u00e0 la capacit\u00e0 di riconoscerle.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro modo in cui un bambino pu\u00f2 attivamente strutturare un &#8220;analfabetismo emozionale&#8221; \u00e8, per esempio, quello conseguente al <strong>ritrovarsi sistematicamente abbandonato per ore e ore davanti ad un&nbsp; computer<\/strong> che omogeneizza le esperienze, o le svuota sul nascere con le sue piatte finzioni di interattivit\u00e0 (suggerendo artificialmente buonumore con risate fuori campo).<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta strutturato, l&#8217; &#8220;analfabetismo emozionale&#8221; creer\u00e0 un fertile terreno intrapsichico e relazionale per l&#8217;instaurarsi del disturbo di attacchi di panico. Alla prima occasione di vita un po&#8217; pi\u00f9 rilevante per il soggetto, tutto \u00e8 pronto per un acuto misconoscimento di una qualche emozione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;Gestione della paura e delle emozioni, quattro passi fondamentali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nei paragrafi precedenti, abbiamo visto che una delle pi\u00f9 importanti radici degli attacchi di panico \u00e8 costituita da una <strong>incapacit\u00e0 di gestire le emozioni<\/strong> in generale, e l&#8217;<strong>ansia<\/strong> e la paura in particolare. Spesso le persone non si accorgono di quando, quanto e come esse si attivano nella gestione delle emozioni. Tendono ad accorgersi soltanto del risultato dell&#8217;avvenuta gestione, e a darlo per scontato. Colgono l&#8217;obiettivo (raggiunto o non raggiunto), ma non il processo.<\/p>\n\n\n\n<p>Provate a chiedere ad un pilota di formula uno se abbia avuto paura nel compiere le sue imprese, non \u00e8 raro sentirsi rispondere:&#8221;<em>Paura? No. Trasformo la paura in concentrazione<\/em>&#8220;. Ecco un bell&#8217;esempio di gestione della paura, efficacemente attuata e misconosciuta ad un tempo. Certo che aveva paura! Altrimenti, che cosa avrebbe potuto &#8220;trasformare&#8221;? In quelle situazioni di pericolo estremo, la paura veniva da lui gestita, per l&#8217;appunto attraverso la attivazione di una maggiore concentrazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la paura c&#8217;era, e come se c&#8217;era: forte almeno altrettanto della concentrazione. Misconosciuta era la paura e misconosciuta era la sua gestione, dunque. Sono esempi di questo tipo che possono confondere i pazienti che soffrono di attacchi di panico, perch\u00e9 vengono da loro presi alla lettera.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pensano di essere gli unici ad avere paura<\/strong>, e si sentono ulteriormente umiliati dal confronto con chi sembra muoversi come se non sapesse neppure che la paura esiste. Non sanno gestire la paura, e spesso neanche le altre emozioni; ma non sanno nemmeno che la paura, come ogni altra emozione, pu\u00f2 essere gestita. E non sanno neppure vedere la gestione della paura messa in atto dagli altri. Quando si cerca di mostrargliela, si fanno tenacemente diffidenti: credono di essere raggirati da un buonismo consolatorio falsificante.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 chiaro che il <strong>primo passo<\/strong> nella gestione della paura, come di ogni altra emozione, <strong>\u00e8 riconoscerla<\/strong>. Il <strong>secondo passo<\/strong>, poi, \u00e8 <strong>riconoscerne la sensatezza e l\u2019adeguatezza<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il terapeuta deve essere particolarmente accurato nel sostenere e validare le percezioni emotive del paziente, non solo con la propria viva risonanza, ma anche col mostrargli la sensatezza delle sue emozioni, la loro coerenza, la loro correttezza, la loro adeguatezza alla situazione percepita o vissuta.<\/p>\n\n\n\n<p>E se il paziente lamenta che l&#8217;emozione attivata \u00e8 davvero eccessiva, bisogna fargli notare che gli appare eccessiva perch\u00e9 lui vorrebbe che non ci fosse per niente, che fosse \u201casettico\u201d . Il paziente deve riscoprire e constatare sistematicamente che &#8220;<strong><em>l&#8217;emozione ha sempre ragione<\/em><\/strong>&#8220;. Se l&#8217;emozione si attiva, ha sempre i suoi bravi motivi. Che magari non comprendono la totalit\u00e0 di ci\u00f2 che interviene nell&#8217;episodio di vita, e che quindi possono essere giustamente integrati con altro, ma che esistono e sono validi. Sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Recentemente, le cronache ci riportano ad una serie di paure: paura di attentati, paura di volare&nbsp; e per ultima,&nbsp; nonch\u00e9 pi\u00f9 attuale,&nbsp; la paura dei contagi.<em> &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Ha pi\u00f9 ragione chi ha paura, che non chi non ci pensa affatto.<\/em>&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La strutturazione del processo mentale &#8220;emozione paura&#8221; e la percezione della paura medesima sono del tutto sani. Guai se non si attivassero.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che, in questi casi, non funziona \u00e8 la gestione dell&#8217;emozione paura. <strong>Il paziente, giustamente, si sente trattato da stupido, quando si sente sollecitato a non avere paura<\/strong>. E si d\u00e0 da solo dello stupido, perch\u00e9 sente come irrefrenabile l&#8217;attivarsi della sua paura. Come qualsiasi altra emozione, non \u00e8 da &#8220;combattere&#8221; la paura. Mai. N\u00e9 \u00e8 mai da smentire. \u00c8 sempre sensata. \u00c8 da conoscere, la paura. I suoi portati sono da valutare, da integrare con altri dati che la mente gi\u00e0 possiede o che pu\u00f2 acquisire. Ed \u00e8 da gestire, questo s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>terzo passo<\/strong>, nella gestione della paura, come di ogni altra emozione, si svolge ancora sempre sul piano conoscitivo, ed \u00e8 <strong>cercare di integrare ci\u00f2 che la paura ci segnala con ci\u00f2 che ci segnalano altre vie di conoscenza<\/strong>: percezione, memoria, pensiero, osservazione, sperimentazione, confronto.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta acquisiti e integrati tutti i dati conoscitivi a disposizione provenienti da ogni fonte, in gioco c&#8217;\u00e8 ancora dell&#8217;altro, ed \u00e8 la necessit\u00e0, per cos\u00ec dire, di <strong>muovere se stesso e le interazioni col mondo<\/strong>.&nbsp;E questo \u00e8 il <strong>quarto passo<\/strong> nella gestione delle emozioni. L\u2019importante in questo caso non \u00e8 solo considerare l\u2019allarme un elemento importante ma soprattutto evitare di dargli il comando di noi stessi. <em>Una volta segnalato un pericolo, l\u2019\u201dallarme\u201d ha fatto il suo compito e deve rientrare. <\/em><strong><em>Quello che diviene fondamentale \u00e8 come l\u2019individuo la utilizza, avendo, appunto, l\u2019opportunit\u00e0 di trasformarla in una informazione fondamentale per affrontare l\u2019evento ha difronte.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>American Psychiatric Association , Criteri diagnostici DSM-5.,Raffaello Cortina Editore, 2019.<\/li><li>Davison, G., C., e Neale, J., <em>Psicologia clinica<\/em>, (1990), Zanichelli, Bologna.<\/li><li>Gabbard, G, <em>Psichiatria psicodinamica<\/em>, (2000), Raffaello Cortina Editore, Milano.<\/li><li>Jervis, G., <em>Psicologia dinamica<\/em>, (2001), Il Mulino, Bologna.<\/li><li>Canil M., <a href=\"https:\/\/www.michelecanil.it\/pagina\/cura-attacchi-di-panico-treviso\">\u201cManifestazioni dell\u2019attacco di panico e diffusione tra la popolazione\u201d<\/a><\/li><li>Carnazza G. <a href=\"https:\/\/www.psicologodesio.it\/cura-attacchi-di-panico-desio\/\">\u201cCome si interviene e si cura l\u2019attacco di panico\u201d<\/a><\/li><li>Tull M.T., Roemer L. (2007), \u201cEmotion Regulation Difficulties Associated with the Experience of Uncued Panic Attacks: Evidence of Experential Avoidance, Emotional Nonacceptance, and Decreased Emotional Clarity\u201d. Behavior Therapy, 38, 4, 378-391&nbsp;Bibliografia panico&nbsp;<\/li><\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Psicologa Psicoterapeuta Filardi Rosita&nbsp; \u201cSiamo minacciati dalla sofferenza da tre versanti: dal nostro corpo, condannato al declino e al disfacimento e che non pu\u00f2 funzionare senza il dolore e l\u2019ansia come segnali di pericolo; dal mondo esterno, che pu\u00f2 scagliarsi contro di noi con la sua terribile e formidabile forza distruttiva; infine, dalle nostre relazioni &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=595\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;ANSIA E ATTACCO DI PANICO: QUAL\u2019E\u2019 LA RELAZIONE CON L\u2019EMOZIONE DI PAURA?&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":596,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-595","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicoterapia-familiare"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/image.png","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7xuYR-9B","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/595","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=595"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/595\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":603,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/595\/revisions\/603"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/596"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=595"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=595"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=595"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}