{"id":239,"date":"2015-10-05T10:54:17","date_gmt":"2015-10-05T10:54:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=239"},"modified":"2015-10-05T10:56:18","modified_gmt":"2015-10-05T10:56:18","slug":"pet-therapy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=239","title":{"rendered":"Pet therapy"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La presenza di un animale in casa sembra possa costituire una fonte di piacere e di soddisfacimento del bisogno di amore ed affetto presente in ciascuno di noi, inoltre sembra essere un valido aiuto in situazioni di disagio e difficolt\u00e0. Da alcuni anni a questa parte si stanno anche studiando gli effetti che possono derivare dall\u2019utilizzo terapeutico degli animali, la cosiddetta <em>\u201cPet Therapy\u201d <\/em>cio\u00e8 la terapia attraverso l\u2019uso dei animali domestici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 nello specifico, con il termine <strong>pet therapy<\/strong> (in italiano, zooterapia) s&#8217;intende, generalmente, una terapia dolce, basata sull&#8217;interazione <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Essere_umano\">uomo<\/a>&#8211;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Animale\">animale<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una terapia che integra, rafforza e coadiuva le tradizionali terapie e pu\u00f2 essere impiegata su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pet therapy non \u00e8 quindi una terapia a s\u00e9 stante, ma una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso. Lo scopo di queste co-terapie \u00e8 quello di facilitare l&#8217;approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con il paziente e, tramite questo rapporto, stabilire sia un canale di comunicazione paziente-animale-medico sia stimolare la partecipazione attiva del paziente.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>COS\u2019E\u2019 LA PET THERAPY?<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto di terapia implica la relazione tra due esseri viventi che di solito sono il medico, o psicoterapeuta, ed il paziente. In tutti questi casi, quindi, la relazione avviene tra due esseri della stessa specie. Non si \u00e8 mai pensato, fino ad oggi, che anche la relazione tra esseri di specie diverse potesse avere degli effetti curativi. Ognuno di noi avr\u00e0 qualche storia sugli eccezionali poteri che i nostri beniamini sembrano avere nell\u2019influenzare il benessere fisico e psichico dei loro padroni; la difficolt\u00e0 sta per\u00f2 nel riuscire a conferire una validit\u00e0 scientifica e clinica a racconti, percezioni, sensazioni e vissuti che purtroppo di scientifico hanno ben poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Pet Therapy \u00e8 un\u2019area di ricerca relativamente nuova e si propone programmi per l\u2019introduzione graduale e sistematica di animali, selezionati ed addestrati, nelle immediate vicinanze di un individuo, o di gruppi di individui, per scopi terapeutici. Sembra infatti che i benefici effetti degli animali da compagnia su persone normali possano essere tradotti in effetti terapeutici per certi individui disagiati fisicamente o psicologicamente. Ci sono molti motivi a sostegno dell\u2019introduzione della Pet Therapy:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Gli effetti della Pet Therapy compaiono piuttosto velocemente e possono essere documentati con film e videotape. Del resto chiunque pu\u00f2 osservare la gioia sul volto di una persona che tornando a casa trova il proprio cane festoso;<\/li>\n<li>La Pet Therapy potrebbe interessare tutti coloro che amano gli animali e che potrebbero offrire la loro collaborazione come volontari in eventuali piani per l\u2019introduzione di animali in strutture interessate a questo tipo di terapia;<\/li>\n<li>Esistono organizzazioni protezionistiche, zoo e canili che fornirebbero gratuitamente gli animali necessari;<\/li>\n<li>La Pet Therapy conferirebbe uno scopo altamente sociale alla propriet\u00e0 e alla cura di animali che ancora oggi vengono considerati, troppo spesso, un impegno inutile;<\/li>\n<li>Molti studi stanno dimostrando che la vicinanza di un cane o di un gatto, ma anche di un pesce o di un canarino, \u00e8 in grado di modificare parametri fisiologici misurabili, come il battito cardiaco o la pressione sanguigna.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto detto, la Pet therapy sembrerebbe una terapia facilissima, poco costosa, con risultati immediati e che gode di una approvazione generale. E\u2019 importante comunque non lasciarsi trascinare da facili entusiasmi: nel mondo di oggi, le persone sono abituate a vivere in modo complesso e caotico e questo rende difficile accettare qualcosa di tanto semplice come la vicinanza terapeutica di un animale. E\u2019 pi\u00f9 facile relegare il legame uomo \u2013 animale da compagnia nella categoria del sentimentalismo e del romanticismo, molto spesso criticata dal razionalismo attualmente dominante (Giacon, 1992).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">STORIA DELLA PET THERAPY<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia della Pet Therapy inizia nel 1792 in Inghilterra quando William Tuke incoraggia i pazienti con disturbi mentali a prendersi cura di animali, intuendo la loro capacit\u00e0 di incentivare l\u2019autocontrollo e l\u2019influenza umanizzante degli animali stessi; mentre nel 1867 in<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Germania un istituto per pazienti epilettici inserisce cani, gatti ed altri animali nei suoi programmi terapeutici. Ancora nel 1875 il medico francese Chessigne prescrive l\u2019equitazione a pazienti con problemi neurologici, ritenendola efficace per migliorare l\u2019equilibrio e il controllo muscolare. Nel 1942 in un ospedale di New York vengono utilizzati animali da compagnia e da allevamento per curare feriti di guerra con traumi emozionali. Nel 1952 Liz Hartel, una ragazza poliomielitica, si classifica seconda nella gara di <em>dressage <\/em>alle Olimpiadi di Helsinki. Questo avvenimento suscita molto interesse e costituisce la spinta decisiva per la diffusione dell\u2019Ippoterapia in tutto il mondo. Pietra miliare nella storia della Pet Therapy \u00e8 sicuramente stato <strong>Boris Levinson<\/strong> il quale nel <strong>1953 <\/strong>scopr\u00ec fortuitamente l\u2019azione positiva che la compagnia di un animale poteva avere su un bambino autistico e inizia le prime ricerche sugli effetti degli animali da compagnia in campo psichiatrico. Nel 1961 nasce la terapia con gli animali come la conosciamo oggi. Levinson per la prima volta enuncia teorie plausibili e verificabili che spiegano i benefici della compagnia degli animali nella cura di giovani pazienti. Nel 1970 un ospedale psichiatrico infantile del Michigan adotta un cane come aiuto mentale per i bambini ricoverati. Nel 1975 i coniugi Corson, due psichiatri americani, applicano le teorie di Levinson a pazienti adulti con disturbi mentali; due anni dopo, nel 1977,uno studio di Erika Friedmann rivela l\u2019esistenza di una correlazione positiva tra la sopravvivenza dei pazienti che avevano subito un infarto cardiaco e il possesso di animali da compagnia. Iniziano quindi le prime ricerche volte a verificare le potenzialit\u00e0 del rapporto uomo \u2013 animale da compagnia nel ridurre l\u2019ipertensione e il rischio di infarto cardiaco (Ballarini, 1995). \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A partire dagli anni \u201980, i professionisti che usano gli animali per obiettivi terapeutici iniziano a fare una distinzione tra:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>Attivit\u00e0 svolta con l\u2019ausilio di animali <\/em>(AAA): questo tipo di attivit\u00e0 aiuta a migliorare la qualit\u00e0 della vita puntando l\u2019attenzione prevalentemente sugli aspetti motivazionali, educativi, ricreativi ed anche terapeutici del rapporto con un animale. L\u2019attenzione \u00e8 rivolta soprattutto alla gioia di stare insieme e di provare emozioni positive, elementi che possono sicuramente incidere positivamente sulla qualit\u00e0 della vita delle persone coinvolte, ma che sono difficilmente codificabili e misurabili scientificamente. Esistono fondamentalmente due tipi di attivit\u00e0 svolte con l\u2019ausilio degli animali: un primo tipo \u00e8 caratterizzato da attivit\u00e0 passive; in questo caso si possono introdurre negli ambienti di vita dei pazienti degli acquari o delle voliere, la cui semplice presenza ha un effetto calmante ed anti depressivo; il secondo tipo di attivit\u00e0 \u00e8 caratterizzata dall\u2019interazione vera e propria con gli animali che entrano a far parte del programma riabilitativo, come nel caso dell\u2019inserimento di gatti o di cani di piccole dimensioni nelle prigioni o nelle comunit\u00e0 terapeutiche;<\/li>\n<li><em>Terapia effettuata con l\u2019ausilio di animali <\/em>(AAT): \u00e8 una vera e propria terapia guidata da specifici obiettivi e che utilizza gli animali da compagnia come parte integrante del processo terapeutico. La terapia deve essere condotta da professionisti con una specifica preparazione. Gli obiettivi possono essere legati alla necessit\u00e0 di incentivare o ridurre al minimo specifici comportamenti. Gli animali vengono utilizzati in contesti molto diversi come le prigioni, gli ospedali, l\u2019ambiente di vita quotidiana di disabili fisici e psichici (Burch, Fredrickson, 1995).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1981 negli Stati Uniti viene fondata la \u201cDelta Society\u201d, associazione che studia l\u2019interazione uomo \u2013 animale e gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali. Nel\u00a01987 la Pet Therapy arriva anche in Italia, mentre nel 1990 nasce il C.R.E.I. (Centro di Ricerca Etologica Interdisciplinare per lo studio del rapporto uomo \u2013 animale da compagnia)\u00a0che collega discipline relative alla salute umana e animale, all\u2019ambiente e al comportamento. Negli ultimi dieci anni in Italia e all\u2019estero la ricerca \u00e8 proseguita e con essa sono nati molti\u00a0centri che applicano con successo la Pet Therapy (Ballarini, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.2 \u00a0APPLICAZIONI DELLA PET THERAPY<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">GLI ANIMALI COME AIUTO AI BAMBINI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni bambino sogna di avere come compagno di giochi un grosso cane o un morbido gattino e spesso i genitori accettano di farsi carico di questo nuovo membro della famiglia perch\u00e9 ritengono possa essere utile per lo sviluppo psico-fisico del proprio figlio. Tuttavia, solo recentemente la ricerca scientifica ha iniziato ad occuparsi degli effetti della relazione tra un bambino ed un animale da compagnia. Come abbiamo gi\u00e0 visto, il primo che si occup\u00f2 di questa specifica relazione fu Boris Levinson, il quale stava lavorando con poco successo con un bambino autistico. Un giorno entr\u00f2 per errore nello studio il suo cane ed il bambino inizi\u00f2 ad interagire con l\u2019animale e a parlare con il terapeuta: cosa che Levinson stesso non era mai riuscito ad ottenere. Nonostante non sia facile condurre esperimenti scientificamente validi in questo campo, alcuni ricercatori hanno cercato di capire se la presenza di un animale da compagnia possa avere una qualche influenza sullo sviluppo dei bambini (Endenburg, Baarda,1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>SVILUPPO SOCIALE ED EMOTIVO<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il senso di autostima \u00e8 ormai riconosciuto come un elemento fondamentale per lo sviluppo\u00a0sociale ed emotivo dei bambini: se in casa \u00e8 presente un animale, tutti i membri della famiglia sono portati a prendersi cura di lui, ognuno secondo le sue possibilit\u00e0, in questo modo il bambino impara a prendersi cura di un altro essere vivente, acquisisce nuove competenze, senso di responsabilit\u00e0 nei confronti del suo animale e aumenta l\u2019autostima in quanto capisce di essere in grado di fare da solo, senza dover sempre chiedere aiuto a mamma e a pap\u00e0. E\u2019 importante che i genitori si rendano conto di questo aspetto e che responsabilizzino il bambino, sempre secondo le sue possibilit\u00e0, a prendersi cura del suo animale da compagnia. Un altro aspetto molto importante \u00e8 legato all\u2019empatia, cio\u00e8 alla capacit\u00e0 di capire cosa provano le persone che abbiamo vicino: \u00e8 stato possibile evidenziare che l\u2019interazione con un animale che dipende in tutto e per tutto dagli uomini, insegna ai bambini a capire le emozioni e i bisogni degli animali e di conseguenza delle persone con cui interagiscono. L\u2019animale da compagnia svolge anche un\u2019importante ruolo di supporto sociale ed emotivo, gli animali ci fanno sentire incondizionatamente accettati: non giudicano quello che diciamo e come ci comportiamo, loro ci amano e basta. Questa forma di amore senza alcuna condizione \u00e8 molto importante per i bambini, anche se \u00e8 altrettanto importante non sostituire mai le persone con gli animali. Molti genitori ammettono che avere in casa un animale da compagnia \u00e8 un\u2019utile spunto educativo su quello che \u00e8 il ciclo della vita: un bambino che ha in casa un animale, con buona probabilit\u00e0 dovr\u00e0 sperimentare il triste evento della sua morte e alcune volte anche il lieto evento della nascita di nuovi cuccioli. Come avremo modo di vedere pi\u00f9 avanti, la morte dell\u2019animale da compagnia, con il quale si \u00e8 vissuto in media 10-12 anni, \u00e8 sicuramente molto dolorosa, ed \u00e8 importante che i genitori siano capaci di parlare apertamente con i figli dei sentimenti che stanno provando. Imparare ad affrontare il dolore per la morte di un animale a cui si voleva bene \u00e8 importante e i genitori devono aiutare il bambino in questo difficile compito, inoltre devono riuscire a fargli capire che \u00e8 normale provare questi sentimenti. Dall\u2019altro lato, un bambino che ha in casa un animale pu\u00f2 anche vivere l\u2019eccitante esperienza della nascita di nuovi cuccioli; questo \u00e8 un altro importante momento educativo che i genitori devono saper cogliere per spiegare ai figli da dove inizia la vita e come si sviluppa (Endenburg, Baarda, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>UN AIUTO ALLA COMUNICAZIONE<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come abbiamo gi\u00e0 avuto modo di vedere, quando si parla di comunicazione ci si riferisce non solo all\u2019aspetto verbale, ma anche alla componente non verbale, tanto importante quanto\u00a0dimenticata e sottovalutata come meccanismo di comunicazione. E\u2019 infatti superficiale\u00a0confinare il ruolo della comunicazione non verbale alla sola relazione uomo \u2013 animale. Resta\u00a0pur sempre vero che nell\u2019interazione con un animale il linguaggio del corpo viene attivato in modo volontario e consapevole, mentre nel rapporto con un\u2019altra persona questo tipo di comunicazione \u00e8 prevalentemente inconscio ed incontrollato. Quindi l\u2019interazione tra un bambino e il suo animale \u00e8 molto importante perch\u00e9, attraverso l\u2019elaborazione di un linguaggio non verbale, stimola lo sviluppo e l\u2019arricchimento dei meccanismi di relazione e del comportamento sociale: il contatto sociale con un animale da compagnia aiuta il bambino a sviluppare la capacit\u00e0 di individuare ed interpretare correttamente i segnali non verbali presenti nelle interazioni sociali umane (Ballarini, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019ANIMALE COME LUBRIFICANTE SOCIALE<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come avremo modo di vedere meglio pi\u00f9 avanti, per molte persone la presenza di un animale nella loro vita ha un\u2019importante funzione di lubrificante sociale, dal momento che l\u2019animale con la sua sola presenza \u00e8 in grado di aumentare i contatti sociali tra le persone. Per esempio, un bambino che passeggia con il suo cane attira pi\u00f9 facilmente l\u2019attenzione degli altri bambini e questo rende pi\u00f9 facile fare amicizia e giocare insieme. Da alcuni studi \u00e8 emerso che i bambini che hanno un animale sono significativamente pi\u00f9 popolari nella loro classe rispetto ai bambini che non hanno un animale (Endenburg, Baarda, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019IMPORTANZA DEL GIOCO<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gioco \u00e8 l\u2019elemento fondamentale nella relazione bambino \u2013 animale ed \u00e8 in esso che l\u2019animale viene ad assumere un ruolo simbolico: nel gioco, il bambino utilizza un oggetto esterno (l\u2019animale) che diventa per lui una rappresentazione dell\u2019ambiente felice in cui era fuso con la madre, ma al tempo stesso l\u2019animale \u00e8 separato dal corpo, \u00e8 qualcosa di diverso dal bambino e che fa parte del mondo esterno. Attraverso il gioco il bambino agisce e si confronta con la realt\u00e0 che lo circonda, il gioco permette al bambino di esprimere la sua creativit\u00e0. Esistono in particolare due giochi fatti spesso dai bambini piccoli e nei quali l\u2019animale pu\u00f2 assumere un ruolo simbolico:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Lanciare un oggetto: uno dei giochi preferiti dei bambini piccoli \u00e8 quello di lanciare degli oggetti che ha a portata di mano e che poi gli vengono riportati dall\u2019adulto. L\u2019animale, in particolare il cane, rientra bene in questo contesto grazie al suo istinto innato di riportare gli oggetti che gli vengono lanciati. Attraverso questo gioco, il cane e il bambino si collocano sullo stesso livello di comunicazione complementare: da una parte il bambino lancia un oggetto e lo vede ritornare a s\u00e9, dall\u2019altra il cane in base all\u2019istinto ha bisogno di recuperare.<\/li>\n<li>Camminare trascinando una corda con appeso un oggetto: quando il bambino impara a camminare diventa consapevole di aver definitivamente rotto il legame di dipendenza dalla madre e di essere separato da lei. Per questo motivo attiva una proiezione della propria separazione cercando un compromesso tra dipendenza ed indipendenza: camminare trascinandosi dietro una corda al cui capo opposto sta un oggetto che a livello psicologico rappresenta il bambino stesso. Anche in questo caso il cane pu\u00f2 assumere un ruolo attivo perch\u00e9 correndo o rallentando proietta nel bambino l\u2019immagine di un\u2019altra possibilit\u00e0: quell di esplorare e di essere autonomi, dal momento che non \u00e8 legato all\u2019altro capo della corda (Del Negro, 1998).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">PSICOTERAPEUTI A QUATTRO ZAMPE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche gli adulti possono avvantaggiarsi dell\u2019effetto psicoterapeutico degli animali, in situazioni che vanno da stati di solitudine e di isolamento all&#8217;infelicit\u00e0, dagli atteggiamenti negativi di dipendenza e di rabbia alle sindromi depressive. Le prime applicazioni della Pet Therapy in adulti con disturbi mentali risalgono agli anni \u201970. Ballarini (1995) riporta l\u2019esperienza di due psichiatri americani, i coniugi Corson; i quali ripresero con successo negli adulti le esperienze che Levinson aveva fatto con i bambini. All\u2019interno del centro per adolescenti con disturbi mentali per il quale lavoravano erano ospitati alcuni cani che venivano utilizzati per sperimentare nuovi farmaci. Di frequente capitava che alcuni ospiti del centro, tra i meno loquaci, chiedessero al personale l\u2019autorizzazione di giocare con i cani. In questo modo i Corson si resero conto che gli animali esercitavano una certa attrazione nei confronti dei malati mentali; fu cos\u00ec che decisero di provare ad applicare la Pet Therapy anche a pazienti adulti. Permisero ai pazienti di scegliere, in funzione del loro stato d\u2019animo, un cane particolare o un altro animale ospitato nel canile adiacente all\u2019ospedale: i cani di piccola taglia risultarono pi\u00f9 utili per le persone depresse e isolate, mentre i cuccioli sembravano pi\u00f9 indicati per i ritardati mentali. La valutazione fatta alla fine di questa esperienza ha mostrato che i pazienti dialogavano di pi\u00f9 tra di loro e con il personale dell\u2019ospedale, inoltre i cani coinvolsero i pazienti in attivit\u00e0 prima ignorate come fare una passeggiata o una corsa insieme. La Pet Therapy aiut\u00f2 i pazienti a sviluppare un\u2019immagine positiva di s\u00e9 stessi, a migliorare l\u2019autostima e la loro indipendenza. E\u2019 fondamentale sottolineare che i cani non si sostituivano alle altre terapie, erano piuttosto uno strumento aggiuntivo che facilitava i processi di ri \u2013 socializzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>ALCUNE APPLICAZIONI<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli animali sono risultati efficaci nella cura e nella prevenzione di situazioni di disordine psicologico. E\u2019 stato inoltre dimostrato che il possesso di un animale pu\u00f2 avere un effetto positivo sulla suscettibilit\u00e0 dell\u2019uomo a malattie mentali, pu\u00f2 intervenire nel ridurre lo stress e la tensione psichica. In altre parole, la presenza di un animale risulta positiva per il morale, riduce il livello di ansia, stimola a reagire, dona la sensazione di sentirsi utili e soprattutto facilita i rapporti interpersonali (Ballarini, 1995). Sulla base di quanto detto, sono numerosi i disturbi mentali che possono trarre giovamento dalla presenza di un animale familiare:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Disturbi dell\u2019umore: quando sono presenti delle forme bipolari con episodi maniacali, l\u2019affido di un animale \u00e8 sconsigliabile, per\u00f2 nel caso di disturbi depressivi veri e propri pu\u00f2 essere molto utile affiancare alla cura farmacologica un animale ben accettato dal paziente. Vediamo alcuni sintomi che tendono a migliorare: avere in casa un animale affettuoso che cerca il suo padrone pu\u00f2 lenire l\u2019apatia e il disinteresse; l\u2019animale non giudica e dimostra sempre e comunque interesse e stima per il suo padrone; la presenza di un animale in casa che dipende in tutto e per tutto da noi stimola a mantenersi attivi e vitali: bisogna preparare da mangiare, fare la spesa, portarlo a spasso, questo aiuta a recuperare un contatto vitale con il mondo esterno (Del Negro, 1998). La depressione \u00e8 una malattia in continuo aumento e sempre pi\u00f9 persone si rivolgono alle pillole per uscirne, per questo \u00e8 importante non sottovalutare la possibilit\u00e0 di una cura \u201cdolce\u201d attraverso l\u2019uso degli animali che consente almeno la riduzione della somministrazione di farmaci. Gli animali possono quindi costituire un valido ausilio terapeutico e, salvo rare controindicazioni, privo di effetti collaterali dal momento che agisce attraverso il rapporto esclusivo che l\u2019uomo instaura con l\u2019animale (Ballarini, 1995);<\/li>\n<li>Sindromi ansiose: anche in questo caso il trattamento con gli animali pu\u00f2 diventare un utile supporto alle terapie farmacologiche. Molto spesso queste patologie comprendono una componente fobica, in questo caso l\u2019introduzione di un animale presenta maggiori difficolt\u00e0 (Del Negro, 1998).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">PET THERAPY NEGLI ANZIANI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra societ\u00e0 sta lentamente cambiando aspetto dal momento che le persone vivono pi\u00f9 a lungo e sono in notevole calo le nascite. La famiglia si \u00e8 allargata evidenziando in questo modo le problematiche legate all\u2019anziano che spesso trascorre le sue giornate in una lenta monotonia. Inoltre oggi si diventa vecchi prima rispetto al processo naturale poich\u00e9 la struttura sociale esclude forzatamente dalla vita produttiva chi giunge all\u2019et\u00e0 senile: in questo modo molte persone concludono la loro esistenza in condizioni di segregazione. Il notevole prolungamento della vita media non ha solo conseguenze di tipo demografico, ma porta alla ribalta il problema della qualit\u00e0 della vita dell\u2019anziano. E\u2019 importante evidenziare che l\u2019invecchiamento non implica necessariamente l\u2019insorgenza di problemi psicologici, sanitari, economici e sociali: l\u2019invecchiamento deve entrare nella nostra cultura come un processo fisiologico e quindi normale, non come una forma di patologia. Per comprendere meglio quale pu\u00f2 essere l\u2019impiego degli animali in et\u00e0 senile \u00e8 necessario fare una parentesi sugli aspetti psicologici dell\u2019uomo anziano. Con l\u2019avanzamento dell\u2019et\u00e0 aumentano i disturbi fisici che possono limitare notevolmente l\u2019autosufficienza e aggravare la dipendenza dagli altri. Tutto questo pu\u00f2 portare ad un senso di tristezza e di incomunicabilit\u00e0, inoltre gli anziani sono poco inclini alle novit\u00e0 e spesso soffrono di labilit\u00e0 dell\u2019umore. Nell\u2019et\u00e0 senile, quindi, il sommarsi di fattori psicologici individuali, di fattori ambientali e sociali \u00e8 in grado di scatenare uno stato di depressione. Questa situazione pu\u00f2 essere notevolmente aggravata dalla morte del coniuge, di amici e conoscenti: l\u2019anziano si lascia andare sia fisicamente che psicologicamente e avverte un senso di malessere generalizzato, vive in estrema trascuratezza e perde la stima di s\u00e9. Nonostante i figli, spesso l\u2019anziano vedovo \u00e8 costretto a vivere da solo oppure viene inserito in istituti o case protette che forniscono assistenza medica qualificata ma finiscono per spersonalizzare l\u2019individuo (Del Negro, 1998).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un simile quadro, l\u2019animale diventa il compagno ideale per l\u2019anziano. Dal punto di vista psicologico, il rapporto tra l\u2019anziano e l\u2019animale da compagnia contribuisce a ripristinare nell\u2019anziano sentimenti di protezione e di cura: avendo l\u2019animale domestico bisogno dell\u2019uomo per tutte le sue funzioni vitali, rende il padrone anziano una persona ancora utile se non indispensabile. L\u2019animale da compagnia agisce poi come un vero e proprio supporto sociale facilitando l\u2019integrazione, favorendo i contatti con gli altri e inducendo il desiderio di conoscere, parlare e condividere. La compagnia di un cane o di un gatto soddisfa inoltre il bisogno di comunicare sia attraverso il linguaggio verbale che con il linguaggio non verbale. Non bisogna dimenticare poi che il cane \u00e8 il mezzo pi\u00f9 efficace e sicuro per costringere il padrone a fare attivit\u00e0 fisica (Ballarini, 1995). In questi ultimi anni si stanno sviluppando molti programmi per l\u2019inserimento di animali da compagnia nella vita di persone anziani che\u00a0vivono da sole o in istituti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>ANZIANI\u00a0ED ANIMALI IN CASE DI CURA<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcuni istituti americani per persone anziane si iniziano a trovare anche animali ivi residenti. I primi istituti che hanno acconsentito all\u2019introduzione degli animali hanno scoperto che molte persone anziane avrebbero considerato con maggiore interesse la possibilit\u00e0 di ricoverarsi se avessero avuto il permesso di portare con s\u00e9 i propri beniamini: essere inseriti in una casa di cura \u00e8 di per s\u00e9 un evento stressante dal momento che spesso comporta lo sradicamento dal proprio ambiente di vita e un radicale cambiamento di abitudini; se poi questo comporta anche la forzata separazione dal proprio animale e le relative preoccupazioni sulla sua futura sistemazione; \u00e8 facile capire quale importanza possa avere per il benessere psicologico, e quindi anche fisico del paziente, l\u2019opportunit\u00e0 di tenere con s\u00e9 il proprio amato compagno (Hart, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre alcune case di riposo, riconoscendo il valore degli animali non solo nei riguardi dei proprietari, ma anche dei loro vicini, permettono di rimpiazzare gli animali che sono morti se il proprietario ha dimostrato di essersi preso cura del primo animale. In questo modo il vantaggio non \u00e8 solo per il proprietario e per il suo animale, ma per tutto l\u2019istituto che ne riceve stimoli emotivi e sociali. Il problema consiste nel fatto che spesso la potenziale utilit\u00e0 di un animale che opera nelle case di riposo per anziani non \u00e8 riconosciuta dal personale: per questo motivo \u00e8 utile informare ed incentivare l\u2019inserimento di animali i quali, in breve tempo, diventano motivo di piacere e di soddisfazione nonch\u00e9 stimolo ad esercitare una maggiore attivit\u00e0 fisica (Ryder, 1985).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ANIMALI NELLE PRIGIONI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire in che modo e perch\u00e9 gli animali possano diventare validi strumenti di terapia in un carcere o in un riformatorio, \u00e8 importante prima di tutto cercare di capire quali sono i problemi che queste istituzioni vivono al loro interno.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Un problema comune ad ogni struttura di isolamento \u00e8 che il tempo non passa mai: queste persone hanno tanto tempo che per\u00f2 non sanno come occupare. Infatti la maggior parte delle ore della giornata sono a disposizione del detenuto che le pu\u00f2 impiegare passeggiando lavorando o partecipando ai corsi di recupero: alcuni detenuti non possono per\u00f2 lavorare e in molti istituti non ci sono corsi a cui partecipare. Cos\u00ec noia, senso di inutilit\u00e0 e monotonia diventano un appuntamento quotidiano;<\/li>\n<li>Un altro problema della vita in prigione \u00e8 la mancanza di comunicazione, specialmente tra detenuti e guardie di custodia;<\/li>\n<li>Si presenta anche il problema della carenza di legami affettivi: ci sono i momenti per i colloqui, ma non sono sufficienti a colmare il vuoto affettivo dei detenuti.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un simile contesto di solitudine, depressione e assenza di autostima l\u2019utilizzo di animali \u00e8 sicuramente molto efficace: costituiscono un modo per impiegare il tempo, favoriscono le\u00a0 interazioni tra le persone, facilitano il dialogo e la collaborazione, donano affetto ed inoltre restituiscono fiducia e trasmettono alla societ\u00e0 un\u2019immagine pi\u00f9 positiva del carcerato (Ballarini, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>QUALCHE IPOTESI PER IL RECUPERO<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli animali presenti negli istituti di pena possono essere utilizzati in diversi progetti terapeutici ed anche riabilitativi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Creazione di situazioni terapeutiche in cui si accentua il sentimento sociale del soggetto: ricevere un piccolo animale in affido significa doversi occupare di un essere vivente con esigenze proprie, con specifici ritmi fisiologici che vanno rispettati e con proprie modalit\u00e0 di comunicazione a cui ci si deve adattare;<\/li>\n<li>Passaggio dall\u2019affido all\u2019adozione: significa ricevere una valutazione positiva della propria condotta e quindi ridurre, anche se solo momentaneamente, il senso di inadeguatezza in cui molti detenuti vivono. Chi vive in carcere prova un costante senso di fallimento in tutti i settori della vita, quindi riuscire nel rapporto con un animale pu\u00f2 essere il primo passo di un lento processo di ricostruzione della propria esistenza;<\/li>\n<li>Riduzione della distanza tra se e gli altri: le persone in carcere spesso si chiudono in se stesse e maturano un atteggiamento di difesa \u2013 offesa verso l\u2019ambiente circostante. Accarezzare o tenere in braccio un piccolo animale significa tenere aperto un canale affettivo verso il mondo esterno, pu\u00f2 essere la base per il recupero ed il reinserimento sociale (Del Negro, 1998);<\/li>\n<li>In carcere si possono anche promuovere dei corsi per l\u2019addestramento di cani per l\u2019assistenza agli handicappati, questo rende i detenuti utili alla societ\u00e0 ed aumenta la loro autostima. Inoltre per essere un buon addestratore di cani bisogna avere un atteggiamento positivo: il cane percepisce se viene addestrato da una persona nervosa o arrabbiata e non\u00a0riesce a lavorare bene, questo porter\u00e0 a risultati decisamente scadenti (Ballarini, 1995).<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>QUALI ANIMALI PER IL TRATTAMENTO DEI DETENUTI?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli animali in carcere forniscono stimoli affettivi ed hanno effetto ansiolitico, inoltre possono funzionare come mediatori dell\u2019eccessiva aggressivit\u00e0 che spesso si ritrova in questi luoghi di detenzione e possono migliorare l\u2019immagine di s\u00e9 del detenuto, in quanto le attenzioni di un animale lo fanno sentire degno di amore e stimolano il suo senso di protezione verso un essere piccolo ed indifeso che dipende totalmente da lui. Gli animali non fanno domande ed accettano le persone che li prendono con s\u00e9 senza tentare di modificarne gli atteggiamenti e i comportamenti. E\u2019 importante che il detenuto scelga autonomamente l\u2019animale di cui occuparsi e inoltre occorre verificare se davvero intende occuparsene: una forzatura in questo senso potrebbe essere controproducente dal punto di vista riabilitativo. Gli animali da dedicare ai detenuti, o comunque a coloro che vivono in situazioni di particolare isolamento, devono essere animali che si possono tenere in braccio ed accarezzare: per questo motivo \u00e8 molto importante ricordare che non tutti gli animali sono adatti e quindi si devono selezionare con cura i soggetti che verranno introdotti nel carcere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicuramente i piccoli animali da gabbia e da voliera (volatili e piccoli roditori) possono essere utilizzati senza grossi problemi, sono animali che garantiscono una buona compagnia e possono anche essere addomesticati tanto da essere tenuti parecchio tempo fuori dalla gabbia. I pesci, nonostante siano compagni molto silenziosi, forniscono uno stimolo visivo anti depressivo trasmettendo immagini di quiete e serena tranquillit\u00e0. Sicuramente i cani sono gli animali che socializzano in modo pi\u00f9 diretto con l\u2019uomo, per questo il cane \u00e8 il compagno ideale per persone che vivono in solitudine e staccate dalla societ\u00e0. Non bisogna per\u00f2 dimenticare che hanno dei bisogni fisiologici e funzionali che non sempre sono adatti alla vita di cella: nel caso si decida di introdurre questi animali in un carcere, \u00e8 importante predisporre una struttura esterna che permetta a cane e detenuto di muoversi liberamente, giocare e per il cane di soddisfare i propri bisogni fisiologici. Infine, i gatti sono molto pi\u00f9 indipendenti dei cani e soprattutto pi\u00f9 puliti, inoltre si adattano bene alla vita al chiuso, anche se non disdegnano una passeggiatina tra i tetti e i giardini. Nonostante partecipi poco alla vita del suo padrone, anche il gatto conserva affetto per l\u2019uomo (Del Negro, 1998).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PET THERAPY NELLE MALATTIE DEL CORPO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 possibile negare che la compagnia di un cane, di un gatto o di altri animali domestici contribuisca a farci sentire meglio: gli effetti psicologici del legame uomo \u2013 animale sono stati ampiamente documentati nelle pagine precedenti. A questo punto, vogliamo vedere se la presenza di un animale familiare possa apportare benefici anche sul piano fisico. E\u2019 stato dimostrato da molte ricerche che la Pet Therapy pu\u00f2 essere una valida cura anche per le malattie pi\u00f9 propriamente somatiche dell\u2019uomo. Tutti conosciamo l\u2019efficacia di una passeggiata all\u2019aria aperta per mantenere efficiente la circolazione, per aiutare la digestione o per stimolare l\u2019intestino: avere un cane \u00e8 un buon modo per tenersi in attivit\u00e0. Tuttavia negli ultimi anni sono stati osservati degli effetti favorevoli per la salute anche nei padroni di\u00a0criceti, tartarughe, pesci ed uccelli (Ballarini, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>GLI AMICI DEL CUORE<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erika Friedmann (Robinson, 1995) ha condotto una ricerca il cui obiettivo era di conoscere gli effetti che possono avere le condizioni sociali e l\u2019isolamento sulla sopravvivenza delle persone gi\u00e0 colpite da un infarto. Per questo segu\u00ec da vicino un gruppo di persone ricoverate in ospedale dopo un attacco cardiaco. Attraverso l\u2019analisi dei dati raccolti, la ricercatrice voleva individuare eventuali abitudini nella vita sociale che potevano aver influenzato la loro sopravvivenza. Da questa analisi emerse che i contatti sociali erano un fattore importante. Fece per\u00f2 anche una sorprendente scoperta: la sopravvivenza dei pazienti era correlata in modo significativo anche al possesso di animali da compagnia: chi aveva un animale in casa aveva maggiori probabilit\u00e0 di vivere pi\u00f9 a lungo dopo un infarto. Inoltre ci\u00f2 non era imputabile all\u2019esercizio fisico indotto dalla presenza di un cane, poich\u00e9 anche i proprietari di altre specie animali avevano avuto analoghi benefici. La presenza di un animale d\u2019affezione sembra incrementare la longevit\u00e0 e diminuire il pericolo di malattie (Giacon, 1992). Altre ricerche hanno messo in luce che la presenza di un animale da compagnia interviene in modo favorevole sulla pressione arteriosa dell\u2019uomo; si \u00e8 inoltre visto che non \u00e8 necessario che l\u2019animale venga toccato, \u00e8 sufficiente che sia presente nella stanza, basta guardarlo (Ballarini, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><em>\u00a0UN ANIMALE CONTRO STRESS ED ANSIA<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una parola molto di moda oggi \u00e8 stress. Ad esso si attribuiscono oltre alla depressione anche l\u2019esaurimento nervoso ed una variet\u00e0 di disturbi psicosomatici. Alla base di questa vera\u00a0 propria malattia ci sono le frustrazioni e le competizioni nei rapporti sociali e sul lavoro e ritmi troppo accelerati. In un simile contesto gli animali possono offrire un aiuto importante all\u2019uomo, agendo come moderatori tra questa disarmonia e la salute: \u00e8 dimostrato che le relazioni sociali aiutano a sopportare situazioni di stress sia fisico che psicologico, anche la compagnia degli animali pu\u00f2 aiutarci ad affrontare meglio lo stress. In altre parole: la relazione con animali da compagnia si \u00e8 rivelata un\u2019efficace medicina nella profilassi e nella\u00a0terapia di situazioni quotidiane di stress (Ballarini, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>UNA RILASSANTE VISIONE<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pesci d\u2019acquario sono animali da compagnia molto diffusi e, sebbene la loro alimentazione sia una parte importante delle attivit\u00e0 associate al loro allevamento, per la maggior parte del tempo essi fungono da piacevole stimolo visivo. L\u2019influenza di questo stimolo \u00e8 stata studiata per la prima volta osservando che la contemplazione di un acquario aveva effetti importanti sulla pressione del sangue: l\u2019osservazione dei pesci ha effetti ansiolitici ed ipotensivi (Katcher, 1985). Nel corso degli anni sono stati fatti molti esperimenti per verificare l\u2019effetto che poteva avere l\u2019osservazione di un acquario; i parametri fisiologici che venivano monitorati erano: ritmo cardiaco e pressione del sangue. In tutti i casi si \u00e8 osservato un abbassamento dei parametri associato ad uno stato di rilassamento indotto dalla visione dei pesci che nuotano tranquilli nell&#8217;acquario (Ballarini, 1995). Per spiegare questi risultati \u00e8 stata proposta l\u2019ipotesi secondo cui la presenza di pacifici organismi viventi riduce l\u2019ansiet\u00e0 e lo stress in quanto la percezione visiva ed uditiva di piante ed animali non disturbati ha sempre costituito per l\u2019uomo un senso di sicurezza (Katcher, 1985). E\u2019 proprio per questi motivi che, sempre pi\u00f9 spesso, negli studi medici, e in particolare dentistici, vengono introdotti degli acquari: la contemplazione dell\u2019acquario sembra avere un effetto ipnotico sui pazienti che devono sottoporsi ad un piccolo intervento chirurgico producendo in essi un notevole rilassamento (Ballarini, 1995).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/cropped-logo-ok-ok-ok2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-205\" src=\"http:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/cropped-logo-ok-ok-ok2-300x300.jpg\" alt=\"cropped-logo-ok-ok-ok2.jpg\" width=\"251\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/cropped-logo-ok-ok-ok2-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/cropped-logo-ok-ok-ok2-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/cropped-logo-ok-ok-ok2-270x270.jpg 270w, https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/cropped-logo-ok-ok-ok2-192x192.jpg 192w, https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/cropped-logo-ok-ok-ok2-180x180.jpg 180w, https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/cropped-logo-ok-ok-ok2-32x32.jpg 32w, https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/cropped-logo-ok-ok-ok2.jpg 512w\" sizes=\"auto, (max-width: 251px) 100vw, 251px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La presenza di un animale in casa sembra possa costituire una fonte di piacere e di soddisfacimento del bisogno di amore ed affetto presente in ciascuno di noi, inoltre sembra essere un valido aiuto in situazioni di disagio e difficolt\u00e0. 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