{"id":21,"date":"2010-12-10T08:09:17","date_gmt":"2010-12-10T08:09:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=21"},"modified":"2011-02-21T13:40:25","modified_gmt":"2011-02-21T13:40:25","slug":"la-metafora-con-i-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=21","title":{"rendered":"La metafora con i bambini"},"content":{"rendered":"<p><a name=\"_edn1\"><\/a><\/p>\n<div id=\"_mcePaste\"><strong>La stanza dei giochi: il bambino in terapia familiare<\/strong><\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Parlando di metafore, la tematica prende forma e ci trasporta ancor pi\u00f9 quando si utilizzano con i bambini. La metafora con i bambini manifesta tutta la sua efficacia nella cornice della spontaneit\u00e0, ed \u00e8 per i piccoli un valido linguaggio di comunicazione, capace \u00a0 di mediare il cambiamento in modo gradevole e fantasioso. \u00a0Inoltre, le metafore sono un modo per fornire ai piccoli pazienti esperienze, che potrebbero equipaggiarli di abilit\u00e0 adeguate in situazioni di vita reale. Non solo, l\u2019uso della metafora terapeutica per bambini, aiuta a costruire capacit\u00e0 di problem solving ma favorisce, anche, la consapevolezza di emozioni vissute e accresce l\u2019intelligenza emotiva. \u00a0Nell\u2019intervento con i bambini il terapeuta deve fare molta attenzione a non porre limiti ai processi di pensiero del piccolo e considerare che il setting terapeutico familiare con un bambino \u00e8 diverso rispetto a quello con una famiglia di soli adulti. \u00a0 A proposito, la stanza di terapia con un bimbo si configura come \u201cstanza dei giochi\u201d, luogo dove il piccolo pu\u00f2 manifestare se stesso senza alcuna paura. Ed \u00e8 qui, che giochi, colori e oggetti di vario genere, misti ad un efficace rapporto terapeutico costituiscono la base per un buon punto di partenza della terapia.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Obiettivo principale del terapeuta, quando \u00e8 nella stanza con il bambino, \u00e8 di entrare in contatto con il pensiero del piccolo, esplorare la stanza per conoscersi a vicenda (nel modo particolarissimo in cui lo sanno fare solo i bambini) e dialogare mediante elementi giocosi e\/o divertenti, per affrontare argomenti anche molto seri. \u00a0La modalit\u00e0 di dialogo tra il terapeuta e il bambino \u00e8 il principio basilare della comunicazione.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Affinch\u00e9 una comunicazione sia pi\u00f9 efficace, il terapeuta deve accomodarsi al piccolo paziente, coordinarsi sui tempi, le pause, il tono e ritmo della del linguaggio bambino. Inoltre, per il terapeuta, che deve avvicinarsi al piccolo paziente, \u00e8 di fondamentale importanza rivivere i momenti di spontaneit\u00e0, le fantasie, le gioie di quando si era bambini e utilizzarli come validi strumenti terapeutici. Guardare al bambino che abbiamo dentro \u00e8 l\u2019elemento sul quale si costruisce il rapporto terapeutico. Nell\u2019ultimo decennio varie ricerche hanno indagato sull\u2019uso terapeutico della metafora con i bambini e si \u00e8 venuti alla conclusione, che le metafore possono essere utilizzate per:<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Catturare l\u2019attenzione;<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Stimolare il desiderio di apprendere;<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Suscitare l\u2019aspettativa di apprendere;<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Preparare a ci\u00f2 che verr\u00e0 in seguito;<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Conoscere le emozioni;<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Evitare il confronto diretto con argomenti potenzialmente angoscianti,<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Ravvivare l\u2019immaginazione;<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Sollecitare con parole e nozioni nuove;<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Arricchire le conoscenze del bambino.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La medesima ricerca ha sottolineato, che non tutti i bambini rispondono al \u201cpotere\u201d delle metafore. Alcuni, vuoi per la loro et\u00e0 cronologica, vuoi per lo sviluppo cognitivo possono pensare in modo molto concreto e poco astratto. Per tanto sta nel terapeuta essere un ottimo osservatore e conoscere il pi\u00f9 possibile l\u2019universo del piccolo, per rendere la metafora efficace nel favorire il cambiamento e la crescita.<\/div>\n<div><strong>Bambini: fantasia e metafore<\/strong><\/div>\n<div id=\"_mcePaste\">\u201cI bambini sono la migliore palestra per avvicinarci alla metafora\u201d<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">I bambini sono, in genere, molto ricettivi alle metafore e seppure inconsciamente hanno grande dimestichezza ad utilizzarle. Spesso preferiscono ascoltare storie, raccontarle o rappresentarle graficamente. \u00a0Nella nostra cultura, gran parte dell\u2019identit\u00e0 infantile \u00e8 costellata da metafore. Storie, fiabe, cartoni animati, eroi dei film, sono il cibo quotidiano di cui si nutrono bambini e adolescenti. Anche la funzione parentale di modello del ruolo, pu\u00f2 essere vista come procedimento metaforico, attraverso il quale il bambino acquisisce il modo di agire \u201ccome se\u201d fosse il genitore. La naturalezza con la quale i bambini recepiscono la metafora \u00e8 una caratteristica dell\u2019infanzia. Cos\u00ec come la fantasia: processo naturale e innato attraverso il quale il bambino impara a dare un senso al mondo esterno.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La fantasia \u00e8 stata, per lunghi anni, considerata con una funzione genetica e biologica. Pearce fa notare che vi sono due diversi giochi per la crescita del bambino sano. Uno \u00e8 il gioco per imitazione, dove il piccolo riproduce ci\u00f2 che vede, l\u2019altro \u00e8 il gioco simbolico o di fantasia, in cui un oggetto viene trasformato in qualcosa di diverso dalla sua realt\u00e0 esterna. Questa \u201cmetafora di creazione\u201d rappresenta il processo interiore di apprendimento del bambino. Il bambino, in questo modo, trasforma ci\u00f2 che apprende in un gioco e inconsciamente, intessendo fantasia e creativit\u00e0, favorisce l\u2019integrazione. Tante sono state le teorie sul processo creativo del gioco e della fantasia. Ricordiamo, che Freud ha sempre sostenuto che la fantasia si sviluppasse dalla privazione e che esprimesse un bisogno dell\u2019esaudimento di un desiderio. Bettlheim amplia il pensiero freudiano, sottolinea l\u2019importanza della fantasia nelle funzioni essenziali della crescita e fa notare come la fantasia spesso salva i bambini dai fallimenti e li aiuta ad affrontare problemi emotivi tipici di alcuni fasi dello sviluppo. \u00a0La Montessori consider\u00f2 la fantasia una tendenza patologica sfavorevole che facilita l\u2019emergere di difetti caratteriali. Del tutto divergente al pensiero della Montessori fu quello di Piaget, che sosteneva il ruolo della fantasia data l\u2019importanza per lo sviluppo cognitivo e sensoriale-motorio del bambino. I giochi simbolici e immaginativi, sono considerati strumenti di crescita della motilit\u00e0 e dello sviluppo consapevole cognitivo-spaziale. Da recenti studi \u00e8 emerso, che la fantasia pu\u00f2 funzionare secondo entrambe le modalit\u00e0, compensatrice e creativa. Di fatti, i bambini possono usare la fantasia sia per cambiare situazioni spiacevoli e appagare bisogni non soddisfatti, sia per sviluppare capacit\u00e0 puramente creative.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La Axline, pone l\u2019attenzione sulla necessit\u00e0 che il terapeuta debba viaggiare con fantasia di un bambino \u201csenza porvi ordine per dargli un senso\u201d. Inoltre l\u2019autrice fa notare, che ci\u00f2 che ha senso ed \u00e8 terapeutico per un bambino, troppo spesso, \u00e8 considerato insignificante per l\u2019adulto.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Erickson differenzia la fantasia cosciente da quella inconscia. La fantasia cosciente \u00e8 un modo per appagare un desiderio, ad esempio compiere imprese pur non essendo portati. Le fantasie inconsce, sono comunicazioni della mente inconscia di significative potenzialit\u00e0 che la nostra parte conscia mette in atto appena trova l\u2019occasione giusta. Oaklander sostiene, che nel lavoro con i bambini la fantasia ha un ruolo importante, sia come fonte di divertimento, sia come specchio dei processi vitali interiori del bambino. Attraverso la fantasia si possono esprimere velate paure, descrivere silenziosi desideri e agire problemi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Conoscere il mondo dei piccoli<\/strong><\/div>\n<div id=\"_mcePaste\">\u00abPasseggiavo lungo le vie del centro.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Davanti a me, seduto su un muretto, un uomo dalla lunga barba bianca scolpiva su una pietra.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Le sue mani crearono un uccello dalle enormi ali. Io, affascinata da quanto i miei occhi avevano visto, mi domandavo se sarei mai stata capace di esaltare qualit\u00e0 impercettibili, con la stessa naturalezza e semplicit\u00e0.\u00bb<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Si dice che Milton Erickson, maestro della psicoterapia basata sulle metafore, quando gli fu chiesto quali fossero le variabili pi\u00f9 importanti per la psicoterapia rispose: \u201cosservare, osservare, osservare\u201d. Prima di utilizzare le metafore nel processo psicoterapeutico \u00e8 importante osservare il comportamento dei bambini o degli adolescenti. Guardare cos\u2019\u00e8 che tiene desta la loro attenzione, riconoscere le minime risposte comportamentali e osservare il loro modo di interagire. Fortunatamente i bambini tendono ad essere pi\u00f9 espressivi e meno vincolati alle convenzioni sociali rispetto agli adulti. Pertanto, durante la psicoterapia possono essere attenti, irrequieti o distratti, possono interrompere per fare domande, mostrare in modo chiaro ed esplicito i loro interessi o celarli dietro uno guardo riservato e timido. Inoltre, i bambini, cos\u00ec come gli adulti, non comunicano solo con il verbale; in loro possiamo cogliere chiari messaggi anche attraverso il non verbale e questi sono segnali minimi: indicatori di esperienze familiari del bambino.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">I segnali minimi, sono la base affinch\u00e9 si possano creare delle metafore familiari al piccolo paziente e facilmente accettabili. Cerchiamo, ora, di capirne di pi\u00f9 sui segnali minimi per disporre delle indicazioni che ci agevolano il percorso al mondo dei bambini.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Noi tutti abbiamo l\u2019esperienza per riconoscerli e rispondervi. In particolare, i genitori ci forniscono un ottimo esempio. Nel giro di pochi giorni dalla nascita del loro piccolo, imparano un complesso ricercato assortimento di segnali minimi. Di fatto, prima della nascita il bambino impara a comunicare inizialmente con la madre, che ne percepisce i movimenti, la crescita e il temperamento. Non appena il bambino viene al mondo entrambi i genitori cominciano ad acquisire un linguaggio nuovo. La madre impara a capire quando \u00e8 il momento di nutrire il suo piccolo, quando \u00e8 sazio, quando vuole dormire ecc. I genitori imparano a rispondere ai piccoli movimenti del viso che segnalano l\u2019inizio di qualche disturbo.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Quindi, anche se in questo periodo il bambino non possiede alcuna capacit\u00e0 di linguaggio, \u00e8 evidente che tra il piccolo e i genitori \u00e8 presente una forma di comunicazione per poter esprimere bisogni e sensazioni. Di fatto, in ogni stadio dello sviluppo, sin dalla nascita emerge spontaneamente fra genitori e bambino un nuovo e complesso accomodamento dei segnali minimi. La capacit\u00e0 di rispondere ai segnali minimi \u00e8 uno degli strumenti terapeutici di maggiore efficacia di cui uno psicoterapeuta possa disporre. Ed \u00e8 solo mediante l\u2019identificazione e l\u2019abilit\u00e0 a dare una risposta, che si apre una finestra sull\u2019esperienza personale del bambino. Ad esempio il fatto di adeguarsi al tipo di linguaggio e di servirsene pu\u00f2 aiutare il terapeuta a crearsi una propria esperienza interiore delle sensazioni che pu\u00f2 avere il bambino e nel contempo, il piccolo sente il terapeuta pi\u00f9 similare al suo modo di essere e si predispone a condividere il proprio mondo. Il terapeuta deve sentire nella stanza il piccolo paziente e vedere, ascoltare ed esperire per trovare dentro s\u00e9 l\u2019emozione, che il bimbo racconta.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Il riconoscimento dell\u2019importanza dei segnali minimi si ebbe negli anni \u201960 con l\u2019emergere delle terapie del corpo. Il linguaggio non verbale del corpo divenne allora un nuovo e valido punto su cui gli psicoterapeuti dovevano concentrare la loro attenzione.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Approcci specifici per riconoscere e utilizzare i segnali minimi si trovano nell\u2019opera di Erickson. Erickson andava silenziosamente sviluppando il proprio metodo innovatore di osservazione e utilizzazione di quelli che chiam\u00f2 minimal cues (segnali minimi) assai prima che si formasse il movimento della terapia del corpo. In questo caso, egli attinse dalle esperienze della propria infanzia e adolescenza, elaborando tutto quanto da bambino gli era naturale. La curiosit\u00e0 infantile e l\u2019osservazione minuziosa (tipica di tutti i bimbi), fu per Erickson il principio base delle sue terapie. Cos\u00ec come, l\u2019utilizzo dei propri ricordi e delle proprie associazioni sono altri strumenti importanti per percepire e comprendere i segnali minimi, affinch\u00e9 si possa conoscere il mondo dei piccoli e indurre significativi movimenti emotivo.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019approccio di \u201cutilizzazione\u201d alla sintomatologia risale ad Erickson, il quale ha sostenuto, che accettare i sintomi presentati dal paziente inserendoli nella strategia del trattamento \u00e8 funzionale all\u2019efficacia delle metafore. Un\u2019efficace metafora terapeutica deve essere costruita su tutte le informazioni e su tutti i comportamenti presentati in modo conscio o inconscio dal bambino. Pertanto, anche i sintomi rientrano in quelle informazioni utili alla creazione delle metafore terapeutiche.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Ad oggi le posizioni prevalenti sull\u2019origine e il trattamento dei sintomi si possono classificare in quattro punti.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Una prima teoria ritiene che i sintomi siano manifestazioni di esperienze traumatiche del passato, che risalgono, generalmente, alla prima infanzia o alla fanciullezza e, che possono essere risolti con un ritorno alla causa che li ha originati. Questo percorso a ritroso pu\u00f2 avere carattere cognitivo e analitico, oppure pu\u00f2 verificarsi perch\u00e9 stimolato da una intensa emozione. In entrambi i casi, la relazione con la causa di origine \u00e8 considerata la l\u2019agente su cui si basa la guarigione.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La seconda posizione vede nei sintomi il risultato di esperienze che condizionano di un apprendimento carente. Il trattamento \u00e8 incentrato sul presente e mira a strutturare le esperienze cognitive del riapprendi mento. In questo approccio il concetto di causa originatrice \u00e8 irrilevante.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La terza posizione ha una concezione psiconeurofisiologica dei sintomi, considerando sia le componenti organiche, sia quelle comportamentali. Secondo questo approccio, per stabilire l\u2019eziologia dei sintomi si prendono in esame i fattori genetici e biochimici, unitamente alle influenze ambientali.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">La quarta posizione considera il sintomo come un messaggio del\u2019inconscio, utilizzabile per la sua stessa risoluzione, senza tener conto delle cause del passato. Erickson \u00e8 stato il massimo esponente di quest\u2019ultima teorizzazione e ha insistito sull\u2019importanza dell\u2019alleviamento del sintomo, prima di procedere all\u2019indagine di qualsiasi altro fattore psicodinamico. La specificit\u00e0 della tecnica di Erickson nell\u2019utilizzare il sintomo per provocare l\u2019eliminazione, ci da un tipo di modello dove il sintomo stesso pu\u00f2 essere trasformato nella soluzione. \u00a0 \u00a0Secondo questo approccio il terapeuta deve dare poco spazio alla rigorosa aderenza delle procedure terapeutiche convenzionali. \u00a0 Erickson stesso era noto per la disponibilit\u00e0 e l\u2019elasticit\u00e0 con cui offriva la sua terapia. \u00a0 Certo, occorre fissare dei limiti; non ci si pu\u00f2 attendere dai terapeuti che siano pronti a qualsiasi cosa, cos\u00ec come faceva Erickson. L\u2019importante \u00e8, che l\u2019elasticit\u00e0 di far terapia pu\u00f2 rivelare dimensioni del trattamento, in altro modo impossibili da emergere.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">Utilizzare il sintomo che si presenta significa, che ogni approccio \u00e8 pertinente in relazione agli elementi di ogni determinata situazione clinica. Per taluni pazienti potrebbe essere valido un intervento nettamente cognitivo, per altri un\u2019esperienza catartica sarebbe pi\u00f9 utile e per altri ancora, potrebbe essere pi\u00f9 adeguata una tecnica diretta di modificazione del comportamento. Pertanto, si pu\u00f2 affermare che: sono i bisogni e la sintomatologia del paziente a stabilire il tipo di intervento specifico.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">All\u2019internodi questa cornice dobbiamo inserire l\u2019approccio alla terapia infantile, peraltro molto vicino alla visione sistemica. I sintomi sono considerati come il risultato di risorse bloccate, ossia come il blocco delle capacit\u00e0 e potenzialit\u00e0 del bambino e non come manifestazione di patologia psichica o sociale.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\" style=\"text-align: justify;\">I blocchi hanno origine dalla corretta o falsa percezione che il bambino ha dei vissuti esperenziali. Problemi relativi alla famiglia, alle amicizie e scolastici possono determinare un sovraccarico di pressioni che bloccano le naturali capacit\u00e0 funzionali e potenzialit\u00e0 di apprendimento del bambino. A causa di questo sovraccarico si ostacola il modo di sentire del bambino e di conseguenza quello di agire \u00e8 diverso da quello del suo vero s\u00e9. Quando il piccolo non riesce ad essere se stesso, le risorse interne della sua personalit\u00e0 non sono prontamente disponibili. I sintomi, che in questo caso consideriamo comunicazione simbolica o metaforica dell\u2019inconscio, non solo segnalano una sofferenza nell\u2019ambito del sistema, ma ne forniscono un\u2019attenta descrizione. Pertanto, il sintomo \u00e8 il mezzo di comunicazione del messaggio. Heller sostiene che tutti i disturbi e sintomi sono delle metafore che contengono la storia di ci\u00f2 che \u00e8 il problema. Il terapeuta ha l\u2019onere di realizzare metafore, che racchiudono una storia, all\u2019interno della quale \u00e8 possibile trovare eventuali soluzioni. \u00abLa metafora \u00e8 il messaggio\u00bb.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\">Mills J.,C., Croweley R.,J., \u201cMetafore terapeutiche per i bambini\u201d, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1988. Cit. p 42<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\">Cfr. Mills J.,C., Croweley R.,J., \u201cMetafore terapeutiche per i bambini\u201d, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1988.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\">Cfr. Mills J.,C., Croweley R.,J., \u201cMetafore terapeutiche per i bambini\u201d, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1988.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\">Stern N. D., \u201cLa costellazione materna\u201d , Bollati Borigheri, Torino, 2003<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\">Terapia primaria, bioenergetica, terapia reichiana.<\/div>\n<div id=\"_mcePaste\">Mills J.,C., Croweley R.,J., \u201cMetafore terapeutiche per i bambini\u201d, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1988. Cit. p 62<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La stanza dei giochi: il bambino in terapia familiare<\/strong><br \/>\nParlando di metafore, la tematica prende forma e ci trasporta ancor pi\u00f9 quando si utilizzano con i bambini. La metafora con i bambini manifesta tutta la sua efficacia nella cornice della spontaneit\u00e0, ed \u00e8 per i piccoli un valido linguaggio di comunicazione, capace \u00a0 di mediare il cambiamento in modo gradevole e fantasioso. \u00a0Inoltre, le metafore sono un modo per fornire ai piccoli pazienti esperienze, che potrebbero equipaggiarli di abilit\u00e0 adeguate in situazioni di vita reale. Non solo, l\u2019uso della metafora terapeutica per bambini, aiuta a costruire capacit\u00e0 di problem solving ma favorisce, anche, la consapevolezza di emozioni vissute e accresce l\u2019intelligenza emotiva. \u00a0Nell\u2019intervento con i bambini il terapeuta deve fare molta attenzione a non porre limiti ai processi di pensiero del piccolo e considerare che il setting terapeutico familiare con un bambino \u00e8 diverso rispetto a quello con una famiglia di soli adulti. \u00a0 A proposito, la stanza di terapia con un bimbo si configura come \u201cstanza dei giochi\u201d, luogo dove il piccolo pu\u00f2 manifestare se stesso senza alcuna paura. Ed \u00e8 qui, che giochi, colori e oggetti di vario genere, misti ad un efficace rapporto terapeutico costituiscono la base per un buon punto di partenza della terapia.Obiettivo principale del terapeuta, quando \u00e8 nella stanza con il bambino, \u00e8 di entrare in contatto con il pensiero del piccolo, esplorare la stanza per conoscersi a vicenda (nel modo particolarissimo in cui lo sanno fare solo i bambini) e dialogare mediante elementi giocosi e\/o divertenti, per affrontare argomenti anche molto seri. \u00a0La modalit\u00e0 di dialogo tra il terapeuta e il bambino \u00e8 il principio basilare della comunicazione.<br \/>\nAffinch\u00e9 una comunicazione sia pi\u00f9 efficace, il terapeuta deve accomodarsi al piccolo paziente, coordinarsi sui tempi, le pause, il tono e ritmo della del linguaggio bambino. Inoltre, per il terapeuta, che deve avvicinarsi al piccolo paziente, \u00e8 di fondamentale importanza rivivere i momenti di spontaneit\u00e0, le fantasie, le gioie di quando si era bambini e utilizzarli come validi strumenti terapeutici. Guardare al bambino che abbiamo dentro \u00e8 l\u2019elemento sul quale si costruisce il rapporto terapeutico. Nell\u2019ultimo decennio varie ricerche hanno indagato sull\u2019uso terapeutico della metafora con i bambini e si \u00e8 venuti alla conclusione, che le metafore possono essere utilizzate per:\u00b7 Catturare l\u2019attenzione;\u00b7 Stimolare il desiderio di apprendere;\u00b7 Suscitare l\u2019aspettativa di apprendere;\u00b7 Preparare a ci\u00f2 che verr\u00e0 in seguito;\u00b7 Conoscere le emozioni;\u00b7 Evitare il confronto diretto con argomenti potenzialmente angoscianti,\u00b7 Ravvivare l\u2019immaginazione;\u00b7 Sollecitare con parole e nozioni nuove;\u00b7 Arricchire le conoscenze del bambino.La medesima ricerca ha sottolineato, che non tutti i bambini rispondono al \u201cpotere\u201d delle metafore. Alcuni, vuoi per la loro et\u00e0 cronologica, vuoi per lo sviluppo cognitivo possono pensare in modo molto concreto e poco astratto. Per tanto sta nel terapeuta essere un ottimo osservatore e conoscere il pi\u00f9 possibile l\u2019universo del piccolo, per rendere la metafora efficace nel favorire il cambiamento e la crescita.<br \/>\nBambini: fantasia e metafore\u201cI bambini sono la migliore palestra per avvicinarci alla metafora\u201dI bambini sono, in genere, molto ricettivi alle metafore e seppure inconsciamente hanno grande dimestichezza ad utilizzarle. Spesso preferiscono ascoltare storie, raccontarle o rappresentarle graficamente. \u00a0Nella nostra cultura, gran parte dell\u2019identit\u00e0 infantile \u00e8 costellata da metafore. Storie, fiabe, cartoni animati, eroi dei film, sono il cibo quotidiano di cui si nutrono bambini e adolescenti. Anche la funzione parentale di modello del ruolo, pu\u00f2 essere vista come procedimento metaforico, attraverso il quale il bambino acquisisce il modo di agire \u201ccome se\u201d fosse il genitore. La naturalezza con la quale i bambini recepiscono la metafora \u00e8 una caratteristica dell\u2019infanzia. Cos\u00ec come la fantasia: processo naturale e innato attraverso il quale il bambino impara a dare un senso al mondo esterno.\u00a0La fantasia \u00e8 stata, per lunghi anni, considerata con una funzione genetica e biologica. Pearce fa notare che vi sono due diversi giochi per la crescita del bambino sano. Uno \u00e8 il gioco per imitazione, dove il piccolo riproduce ci\u00f2 che vede, l\u2019altro \u00e8 il gioco simbolico o di fantasia, in cui un oggetto viene trasformato in qualcosa di diverso dalla sua realt\u00e0 esterna. Questa \u201cmetafora di creazione\u201d rappresenta il processo interiore di apprendimento del bambino. Il bambino, in questo modo, trasforma ci\u00f2 che apprende in un gioco e inconsciamente, intessendo fantasia e creativit\u00e0, favorisce l\u2019integrazione. Tante sono state le teorie sul processo creativo del gioco e della fantasia. Ricordiamo, che Freud ha sempre sostenuto che la fantasia si sviluppasse dalla privazione e che esprimesse un bisogno dell\u2019esaudimento di un desiderio. Bettlheim amplia il pensiero freudiano, sottolinea l\u2019importanza della fantasia nelle funzioni essenziali della crescita e fa notare come la fantasia spesso salva i bambini dai fallimenti e li aiuta ad affrontare problemi emotivi tipici di alcuni fasi dello sviluppo. \u00a0La Montessori consider\u00f2 la fantasia una tendenza patologica sfavorevole che facilita l\u2019emergere di difetti caratteriali. Del tutto divergente al pensiero della Montessori fu quello di Piaget, che sosteneva il ruolo della fantasia data l\u2019importanza per lo sviluppo cognitivo e sensoriale-motorio del bambino. I giochi simbolici e immaginativi, sono considerati strumenti di crescita della motilit\u00e0 e dello sviluppo consapevole cognitivo-spaziale. Da recenti studi \u00e8 emerso, che la fantasia pu\u00f2 funzionare secondo entrambe le modalit\u00e0, compensatrice e creativa. Di fatti, i bambini possono usare la fantasia sia per cambiare situazioni spiacevoli e appagare bisogni non soddisfatti, sia per sviluppare capacit\u00e0 puramente creative.La Axline, pone l\u2019attenzione sulla necessit\u00e0 che il terapeuta debba viaggiare con fantasia di un bambino \u201csenza porvi ordine per dargli un senso\u201d. Inoltre l\u2019autrice fa notare, che ci\u00f2 che ha senso ed \u00e8 terapeutico per un bambino, troppo spesso, \u00e8 considerato insignificante per l\u2019adulto.\u00a0Erickson differenzia la fantasia cosciente da quella inconscia. La fantasia cosciente \u00e8 un modo per appagare un desiderio, ad esempio compiere imprese pur non essendo portati. Le fantasie inconsce, sono comunicazioni della mente inconscia di significative potenzialit\u00e0 che la nostra parte conscia mette in atto appena trova l\u2019occasione giusta. Oaklander sostiene, che nel lavoro con i bambini la fantasia ha un ruolo importante, sia come fonte di divertimento, sia come specchio dei processi vitali interiori del bambino. Attraverso la fantasia si possono esprimere velate paure, descrivere silenziosi desideri e agire problemi.<br \/>\nConoscere il mondo dei piccoli\u00abPasseggiavo lungo le vie del centro.Davanti a me, seduto su un muretto, un uomo dalla lunga barba bianca scolpiva su una pietra.Le sue mani crearono un uccello dalle enormi ali. Io, affascinata da quanto i miei occhi avevano visto, mi domandavo se sarei mai stata capace di esaltare qualit\u00e0 impercettibili, con la stessa naturalezza e semplicit\u00e0.\u00bb<br \/>\nSi dice che Milton Erickson, maestro della psicoterapia basata sulle metafore, quando gli fu chiesto quali fossero le variabili pi\u00f9 importanti per la psicoterapia rispose: \u201cosservare, osservare, osservare\u201d. Prima di utilizzare le metafore nel processo psicoterapeutico \u00e8 importante osservare il comportamento dei bambini o degli adolescenti. Guardare cos\u2019\u00e8 che tiene desta la loro attenzione, riconoscere le minime risposte comportamentali e osservare il loro modo di interagire. Fortunatamente i bambini tendono ad essere pi\u00f9 espressivi e meno vincolati alle convenzioni sociali rispetto agli adulti. Pertanto, durante la psicoterapia possono essere attenti, irrequieti o distratti, possono interrompere per fare domande, mostrare in modo chiaro ed esplicito i loro interessi o celarli dietro uno guardo riservato e timido. Inoltre, i bambini, cos\u00ec come gli adulti, non comunicano solo con il verbale; in loro possiamo cogliere chiari messaggi anche attraverso il non verbale e questi sono segnali minimi: indicatori di esperienze familiari del bambino.I segnali minimi, sono la base affinch\u00e9 si possano creare delle metafore familiari al piccolo paziente e facilmente accettabili. Cerchiamo, ora, di capirne di pi\u00f9 sui segnali minimi per disporre delle indicazioni che ci agevolano il percorso al mondo dei bambini.Noi tutti abbiamo l\u2019esperienza per riconoscerli e rispondervi. In particolare, i genitori ci forniscono un ottimo esempio. Nel giro di pochi giorni dalla nascita del loro piccolo, imparano un complesso ricercato assortimento di segnali minimi. Di fatto, prima della nascita il bambino impara a comunicare inizialmente con la madre, che ne percepisce i movimenti, la crescita e il temperamento. Non appena il bambino viene al mondo entrambi i genitori cominciano ad acquisire un linguaggio nuovo. La madre impara a capire quando \u00e8 il momento di nutrire il suo piccolo, quando \u00e8 sazio, quando vuole dormire ecc. I genitori imparano a rispondere ai piccoli movimenti del viso che segnalano l\u2019inizio di qualche disturbo.\u00a0Quindi, anche se in questo periodo il bambino non possiede alcuna capacit\u00e0 di linguaggio, \u00e8 evidente che tra il piccolo e i genitori \u00e8 presente una forma di comunicazione per poter esprimere bisogni e sensazioni. Di fatto, in ogni stadio dello sviluppo, sin dalla nascita emerge spontaneamente fra genitori e bambino un nuovo e complesso accomodamento dei segnali minimi. La capacit\u00e0 di rispondere ai segnali minimi \u00e8 uno degli strumenti terapeutici di maggiore efficacia di cui uno psicoterapeuta possa disporre. Ed \u00e8 solo mediante l\u2019identificazione e l\u2019abilit\u00e0 a dare una risposta, che si apre una finestra sull\u2019esperienza personale del bambino. Ad esempio il fatto di adeguarsi al tipo di linguaggio e di servirsene pu\u00f2 aiutare il terapeuta a crearsi una propria esperienza interiore delle sensazioni che pu\u00f2 avere il bambino e nel contempo, il piccolo sente il terapeuta pi\u00f9 similare al suo modo di essere e si predispone a condividere il proprio mondo. Il terapeuta deve sentire nella stanza il piccolo paziente e vedere, ascoltare ed esperire per trovare dentro s\u00e9 l\u2019emozione, che il bimbo racconta.Il riconoscimento dell\u2019importanza dei segnali minimi si ebbe negli anni \u201960 con l\u2019emergere delle terapie del corpo. Il linguaggio non verbale del corpo divenne allora un nuovo e valido punto su cui gli psicoterapeuti dovevano concentrare la loro attenzione.\u00a0Approcci specifici per riconoscere e utilizzare i segnali minimi si trovano nell\u2019opera di Erickson. Erickson andava silenziosamente sviluppando il proprio metodo innovatore di osservazione e utilizzazione di quelli che chiam\u00f2 minimal cues (segnali minimi) assai prima che si formasse il movimento della terapia del corpo. In questo caso, egli attinse dalle esperienze della propria infanzia e adolescenza, elaborando tutto quanto da bambino gli era naturale. La curiosit\u00e0 infantile e l\u2019osservazione minuziosa (tipica di tutti i bimbi), fu per Erickson il principio base delle sue terapie. Cos\u00ec come, l\u2019utilizzo dei propri ricordi e delle proprie associazioni sono altri strumenti importanti per percepire e comprendere i segnali minimi, affinch\u00e9 si possa conoscere il mondo dei piccoli e indurre significativi movimenti emotivo.<br \/>\nL\u2019approccio di \u201cutilizzazione\u201d alla sintomatologia risale ad Erickson, il quale ha sostenuto, che accettare i sintomi presentati dal paziente inserendoli nella strategia del trattamento \u00e8 funzionale all\u2019efficacia delle metafore. Un\u2019efficace metafora terapeutica deve essere costruita su tutte le informazioni e su tutti i comportamenti presentati in modo conscio o inconscio dal bambino. Pertanto, anche i sintomi rientrano in quelle informazioni utili alla creazione delle metafore terapeutiche.\u00a0Ad oggi le posizioni prevalenti sull\u2019origine e il trattamento dei sintomi si possono classificare in quattro punti.Una prima teoria ritiene che i sintomi siano manifestazioni di esperienze traumatiche del passato, che risalgono, generalmente, alla prima infanzia o alla fanciullezza e, che possono essere risolti con un ritorno alla causa che li ha originati. Questo percorso a ritroso pu\u00f2 avere carattere cognitivo e analitico, oppure pu\u00f2 verificarsi perch\u00e9 stimolato da una intensa emozione. In entrambi i casi, la relazione con la causa di origine \u00e8 considerata la l\u2019agente su cui si basa la guarigione.La seconda posizione vede nei sintomi il risultato di esperienze che condizionano di un apprendimento carente. Il trattamento \u00e8 incentrato sul presente e mira a strutturare le esperienze cognitive del riapprendi mento. In questo approccio il concetto di causa originatrice \u00e8 irrilevante.La terza posizione ha una concezione psiconeurofisiologica dei sintomi, considerando sia le componenti organiche, sia quelle comportamentali. Secondo questo approccio, per stabilire l\u2019eziologia dei sintomi si prendono in esame i fattori genetici e biochimici, unitamente alle influenze ambientali.La quarta posizione considera il sintomo come un messaggio del\u2019inconscio, utilizzabile per la sua stessa risoluzione, senza tener conto delle cause del passato. Erickson \u00e8 stato il massimo esponente di quest\u2019ultima teorizzazione e ha insistito sull\u2019importanza dell\u2019alleviamento del sintomo, prima di procedere all\u2019indagine di qualsiasi altro fattore psicodinamico. La specificit\u00e0 della tecnica di Erickson nell\u2019utilizzare il sintomo per provocare l\u2019eliminazione, ci da un tipo di modello dove il sintomo stesso pu\u00f2 essere trasformato nella soluzione. \u00a0 \u00a0Secondo questo approccio il terapeuta deve dare poco spazio alla rigorosa aderenza delle procedure terapeutiche convenzionali. \u00a0 Erickson stesso era noto per la disponibilit\u00e0 e l\u2019elasticit\u00e0 con cui offriva la sua terapia. \u00a0 Certo, occorre fissare dei limiti; non ci si pu\u00f2 attendere dai terapeuti che siano pronti a qualsiasi cosa, cos\u00ec come faceva Erickson. L\u2019importante \u00e8, che l\u2019elasticit\u00e0 di far terapia pu\u00f2 rivelare dimensioni del trattamento, in altro modo impossibili da emergere.Utilizzare il sintomo che si presenta significa, che ogni approccio \u00e8 pertinente in relazione agli elementi di ogni determinata situazione clinica. Per taluni pazienti potrebbe essere valido un intervento nettamente cognitivo, per altri un\u2019esperienza catartica sarebbe pi\u00f9 utile e per altri ancora, potrebbe essere pi\u00f9 adeguata una tecnica diretta di modificazione del comportamento. Pertanto, si pu\u00f2 affermare che: sono i bisogni e la sintomatologia del paziente a stabilire il tipo di intervento specifico.All\u2019internodi questa cornice dobbiamo inserire l\u2019approccio alla terapia infantile, peraltro molto vicino alla visione sistemica. I sintomi sono considerati come il risultato di risorse bloccate, ossia come il blocco delle capacit\u00e0 e potenzialit\u00e0 del bambino e non come manifestazione di patologia psichica o sociale.I blocchi hanno origine dalla corretta o falsa percezione che il bambino ha dei vissuti esperenziali. Problemi relativi alla famiglia, alle amicizie e scolastici possono determinare un sovraccarico di pressioni che bloccano le naturali capacit\u00e0 funzionali e potenzialit\u00e0 di apprendimento del bambino. A causa di questo sovraccarico si ostacola il modo di sentire del bambino e di conseguenza quello di agire \u00e8 diverso da quello del suo vero s\u00e9. Quando il piccolo non riesce ad essere se stesso, le risorse interne della sua personalit\u00e0 non sono prontamente disponibili. I sintomi, che in questo caso consideriamo comunicazione simbolica o metaforica dell\u2019inconscio, non solo segnalano una sofferenza nell\u2019ambito del sistema, ma ne forniscono un\u2019attenta descrizione. Pertanto, il sintomo \u00e8 il mezzo di comunicazione del messaggio. Heller sostiene che tutti i disturbi e sintomi sono delle metafore che contengono la storia di ci\u00f2 che \u00e8 il problema. Il terapeuta ha l\u2019onere di realizzare metafore, che racchiudono una storia, all\u2019interno della quale \u00e8 possibile trovare eventuali soluzioni. \u00abLa metafora \u00e8 il messaggio\u00bb.<br \/>\nMills J.,C., Croweley R.,J., \u201cMetafore terapeutiche per i bambini\u201d, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1988. Cit. p 42Cfr. Mills J.,C., Croweley R.,J., \u201cMetafore terapeutiche per i bambini\u201d, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1988.Cfr. Mills J.,C., Croweley R.,J., \u201cMetafore terapeutiche per i bambini\u201d, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1988.Stern N. D., \u201cLa costellazione materna\u201d , Bollati Borigheri, Torino, 2003Terapia primaria, bioenergetica, terapia reichiana.Mills J.,C., Croweley R.,J., \u201cMetafore terapeutiche per i bambini\u201d, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1988. Cit. p 62<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La stanza dei giochi: il bambino in terapia familiare Parlando di metafore, la tematica prende forma e ci trasporta ancor pi\u00f9 quando si utilizzano con i bambini. La metafora con i bambini manifesta tutta la sua efficacia nella cornice della spontaneit\u00e0, ed \u00e8 per i piccoli un valido linguaggio di comunicazione, capace \u00a0 di mediare &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=21\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;La metafora con i bambini&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-21","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-la-metafora-con-i-bambini"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7xuYR-l","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21"}],"version-history":[{"count":15,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":159,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21\/revisions\/159"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}