{"id":129,"date":"2011-01-09T10:59:17","date_gmt":"2011-01-09T10:59:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=129"},"modified":"2011-02-21T13:40:25","modified_gmt":"2011-02-21T13:40:25","slug":"la-famiglia-anoressica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=129","title":{"rendered":"La Famiglia Anoressica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019 identit\u00e0 proviene dalla nostra famiglia. Ed \u00e8 in questo nucleo di base che il bambino inizia ad esperire le prime realt\u00e0. La bambina anoressica cresce in una famiglia che agisce su modelli altamente invischiati e una bambina che cresce in tale sistema familiare impara a subordinare il proprio s\u00e9 agli altri, dove l\u2019approvazione si sostituisce alla ricompensa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo gli studi fatti da Minuchin e coll., una bambina che si\u00a0 \u00e8 relazionata con modelli invischiati pu\u00f2 diventare anoressica, specie se nella famiglia sono presenti anche altri processi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La protettivit\u00e0 \u00e8 una delle caratteristiche tipiche delle famiglia anoressica. Non a caso la bambina anoressica cresce protetta dai genitori, che si focalizzano solo sul suo benessere. I genitori ipervigilanti e attenti ai bisogni psicofisiologici della bambina, mostrano cos\u00ec tutte le loro preoccupazioni che investono la piccola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel momento che la bambina sperimenta, che quello che fa \u00e8 dominio di chi le sta attorno,\u00a0 sviluppa un perfezionismo ossessivo e un\u2019attenzione particolare su s\u00e9 e sui segnali delle altre persone. Cos\u00ec la sua preoccupazione diventa l\u2019approvazione dei genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La bambina \u00e8 socializzata ad agire come si aspetta la famiglia ed \u00e8 particolarmente attenta a non mettere in imbarazzo i genitori. L\u2019autonomia \u00e8 limitata all\u2019intrusivit\u00e0 e all\u2019iperprotettivit\u00e0 della famiglia, in quanto ampie aree del funzionamento corporeo restano sotto controllo altrui. E la bambina non riesce a sviluppare le abilit\u00e0 necessarie per potersi relazionare con persone della sua stessa et\u00e0, di conseguenza diviene abile nelle relazioni con gli adulti. Il suo coinvolgimento nella famiglia non le permette di aprirsi all\u2019ambito\u00a0 extrafamiliare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, la bambina anoressica che si affaccia all\u2019adolescenza\u00a0 entra in conflitto e il suo desiderio di entrare in contatto con il gruppo dei pari \u00e8 ostacolato dall\u2019orientamento verso la famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, invece di riuscire a svincolarsi dalla sua famiglia, come fanno i coetanei,\u00a0 gli rivolge maggiore attenzione pensando di poterli aiutare a cambiare. I genitori, a loro volta, rafforzano i confini e fanno in\u00a0 modo che la bambina sia ipercoinvolta nella famiglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle famiglie anoressiche i confini sono forti\u00a0 e ben definiti, questo permette ai membri di rafforzare il loro legame e invischiarsi sempre pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra caratteristica delle famiglie anoressiche \u00e8 la focalizzazione sulle funzioni corporee. Vari membri della famiglia lamentano disturbi fisici e queste lamentele possono riferirsi a malattie reali o semplicemente rappresentare una sensibilit\u00e0 generale ai normali processi fisiologici. Spesso, in queste famiglie emergono preoccupazioni particolari su questioni come il mangiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso in cui queste famiglie subiscono uno squilibrio, tutti membri si compattano per proteggere il sistema, \u00e8 fanno ci\u00f2 per reprimere quei membri\u00a0 il cui bisogno cambiamento minaccia lo status quo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Sfidare al cambiamento <\/em><\/strong>Quando una famiglia anoressica entra in terapia, i famigliari della paziente si presentano come accompagnatori. Secondo loro c\u2019\u00e8 qualcosa che non va nel \u201cpaziente designato\u201d, qualcosa che sfugge al loro controllo e che mette in crisi l\u2019intera famiglia. Il terapeuta familiare sa che quell\u2019individuo sintomatico \u00e8 parte si un sistema psicosomatico.\u00a0 Infatti, \u00a0lo stesso sistema inserisce il sintomo nella sua rete comunicazionale utilizzandolo per il proprio funzionamento e per la propria comunicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sintomo pu\u00f2 essere insorto in un individuo sia a causa delle sue particolari condizioni di vita sia come tentativo di risolvere la disfunzione esistente nella famiglia, e la malattia pu\u00f2 sparire solo a prezzo di un cambiamento intervenuto nel &#8220;gioco familiare&#8221; che possa portare la famiglia stessa a funzionare indipendentemente dal disturbo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le fasi iniziali di una terapia con una anoressica devono focalizzarsi sulla sindrome che presenta una minaccia di morte<a href=\"file:\/\/pc-ufficio\/Rosita\/Desktop\/psicolab.net\/Psicosomatica\/7%20La%20Famiglia%20Anoressica.docx#_edn1\">[i]<\/a> e muoversi verso lo scopo primario che \u00e8 quello di abbandonare il sintomo. Successivamente il terapeuta deve andare otre il sintomo, decentrando l\u2019attenzione dal paziente designato alla famiglia. In questo modo la paziente anoressica\u00a0 \u00e8 libera di sperimentarsi solo come parte di un sistema disfunzionale. Ogni terapeuta, cerca poi di sfidare le cinque modalit\u00e0 transazionali che sono direttamente collegate alla comparsa ed al mantenimento di un quadro sintomatico: invischiamento, iperprotettivit\u00e0, rigidit\u00e0, evitamento del conflitto e deviazione del conflitto. Nessuna di queste caratteristiche sembra sufficiente a sostenere i sintomi psicosomatici da sola, ma l&#8217;insieme di esse \u00e8 ritenuto tipico di un assetto familiare che incoraggia la somatizzazione. Le strategie terapeutiche saranno quindi indirizzate contro queste modalit\u00e0 di transazione. Il terapeuta ha il compito di riformulare il sistema familiare, ed \u00e8 attivamente coinvolto come agente del rinnovamento mediante l&#8217;uso di tecniche atte a provocare crisi e tali da scuotere il sistema e costringerlo a cercare un nuovo equilibrio strutturale, pi\u00f9 salutare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sfida all\u2019invischiamento consiste nel sostenere lo spazio vitale individuale, sostenere la definizione del sottosistema,, e sostenere l\u2019organizzazione gerarchica familiare.\u00a0 In genere l\u2019invischiamento viene proclamata come orgoglio delle famiglie anoressiche, in quanto esse si vedono leali, protettive, sensibili e responsabili, cosa che in effetti non sono. Tutte le operazioni che costituiscono una sfida all\u2019invischiamento cercano di aumentare l\u2019autonomia. Il terapeuta sottolinea la necessit\u00e0 di ciascun membro della famiglia di avere uno spazio psicologico. Spesso il terapeuta incoraggia ciascun membro di parlare e ad esprimere un sua idea, rafforzando cos\u00ec la differenzazione. Blocca poi chi decide di parlare come portavoce della famiglia o chi decide di sostenere uno dei membri della famiglia che esprime un\u2019emozione. Offre, comunque la possibilit\u00e0 di poter manifestare il suo stato d\u2019animo e indaga sulle ragioni del pianto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, \u00e8 importante che il terapeuta differenzi il sottosistemi fratelli ed eviti che altri membri della famiglia si intromettino nel sottosistema dei fratelli. Ma non solo, il compito del terapeuta con queste famiglie \u00e8 anche di chiarire l\u2019organizzazione gerarchica, definendole aree di responsabilit\u00e0 dei genitori e quelle di ove genitori e figli possono confrontarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, si pu\u00f2 dire che generalmente tutte le operazioni terapeutiche che sfidano l\u2019invischiamento sono operazioni che sostengono l\u2019individuazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gran parte delle operazioni utili per sfidare l\u2019invischiamento sono valide anche sfidare nelle l\u2019iperprotettivit\u00e0. Le famiglie iperprotettive si distinguono per l\u2019intrusivit\u00e0 dei membri. Come per l\u2019invischiamento ci sono operazioni che vanno ripetute per rendere cosciente la famiglia. E\u2019 importante, quindi che il terapeuta dia autonomia e autoconsapevolezza a ciascun membro della famiglia, favorendo l\u2019individualit\u00e0 di ciascuno. Talvolta, il terapeuta pu\u00f2 notare che la ragazza anoressica fa le veci della madre, ad esempio occupandosi della casa o della preparazione del pranzo, in questo caso la famiglia pu\u00f2 essere sfidata ridefinendo i ruoli e i confini di questa famiglia. Anche in questo caso \u00e8 molto importante decentrare l\u2019attenzione dalla ragazza anoressica ai genitori, in questo modo si evita che la ragazza si consideri la parte \u201cmalata\u201ddalla famiglia e si esperisca in modo autonomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso le famiglie anoressiche tendono ad evitare il conflitto e apparentemente questo viene confuso con l\u2019armonia della famiglia.\u00a0 In realt\u00e0 il fatto che a famiglia non appaia in conflitto, agli occhi del terapeuta, \u00e8 fuorviante per il terapeuta stesso, che pu\u00f2 essere tratto in inganno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In genere, il terapeuta si oppone all\u2019evitamento del conflitto creando dei confini,anche attraverso la manipolazione dello spazio, che aiutino i membri a discutere e a risolversi sul tema di scontro. Ad esempio, se due membri mostrano un\u2019opinione diversa, gli si chiede di sedersi vicino e di discutere sulla diversa opinione. Il terapeuta in questi casi pu\u00f2 essere facilmente triangolato, specie se uno dei membri vuole evitare il conflitto e cercare un\u2019alleanza con il terapeuta stesso. Nel caso in cui\u00a0 qualche altro componente della famiglia entra nella discussione viene immediatamente bloccato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a sostenere il conflitto fra sottosistemi, il terapeuta facilita lo sviluppo della risoluzione del conflitto fra genitori e paziente anoressica. E lo fa ancora una volta definendo i ruoli in famiglia nel rispetto dell\u2019autonomia e dell\u2019et\u00e0 dei membri e della ragazza anoressica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sfidare la rigidit\u00e0 della famiglia anoressica non \u00e8 cosa facile per il terapeuta, che si trova di fronte una \u201crigidit\u00e0\u201d \u201cflessibile\u201d. Seppure i due termini sembrano non poter coesistere nello stesso contesto \u00e8 l\u2019unico modo per poter spiegare la rigidit\u00e0 di una famiglia, che sembra prendere forma secondo l\u2019impostazione del terapeuta\u00a0 ma, che dopo poco si ricostruisce nello stesso identico modo di prima. Pertanto il terapeuta deve rendersi conto, che con queste famiglie i messaggi vengono ben attutiti e diviene molto efficace la messa in atto dei problemi e la creazione delle prescrizioni concrete, chiaramente differenziate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sfida alla deviazione del conflitto \u00e8 la strategia terapeutica pi\u00f9 difficile da discutere, poich\u00e9 richiede specifiche capacit\u00e0 del terapeuta. Nel proteggere il membro triangolato della famiglia, il terapeuta rischia di associarsi ad esso troppo\u00a0 strettamente. Ai triangolatori ci si pu\u00f2 opporre, ma devono essere anche sostenuti. Allora, il terapeuta deve saper lavorare su entrambi le parti\u00a0 associarsi simultaneamente con i membri della famiglia in modo tale che si sentino rispettati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi casi \u00e8 importante che il terapeuta si presenta con autorevolezza e competenza, capacit\u00e0 di ascolto, empatia e direttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Bibliografia \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0CANESTRERI R., GODINO A., <em>\u201cTrattato di psicologia\u201d<\/em>, CLUEB, Bologna, 2002.\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 DSM-IV,<em> <\/em>\u201cManuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali\u201d, Masson,2004.<\/p>\n<p>ERCOLANI M.,<em> \u201cMalati di Dolore\u201d<\/em>, Zanichelli, Bologna, 2001.<strong> <\/strong><\/p>\n<p>GLEN O. GABBARD, <em>\u201cPsichiatria e psicodinamica\u201d,<\/em>Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002.<\/p>\n<p>K\u00dcBLER-ROSS E.; <strong> <\/strong><em>\u201cLa morte e il morire\u201d<\/em>, Cittadella Editrice, Assisi,2005<strong> <\/strong><\/p>\n<p>LERMA M.,\u00a0 Articolo CONVEGNO INTERNAZIONALE <em>\u201cI Pionieri della Terapia familiare\u201d <\/em>Roma 8\/10 dicembre 2000 organizzato da Accademia di psicoterapia della famiglia di Roma, Istituto di terapia familiare di Firenze, Scuola romana di psicoterapia familiare di Roma, <a href=\"http:\/\/www.formazione.eu.com\/\">www.formazione.eu.com<\/a>, 2007.<\/p>\n<p>MAROCCI G., <em>\u201cAbitare l\u2019organizzazione\u201d<\/em>, Edizioni Psicologia, Roma, 1996.<\/p>\n<p>MINUCHIN S.; ROSMAN B. 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La continua trasformazione dell&#8217;essere \u00e8 costituita da diversi passaggi da uno stato ad un altro che sono segnati da cambiamenti. Ogni cambiamento implica la privazione o la perdita di uno stato precedente e costituisce la prima esperienza, il primo approccio con la morte. Infatti nello scorrere del tempo nessuno e nessuna cosa rimane simile a se stessa. La morte non esiste come entit\u00e0, ma solo come concetto: \u00e8 in verit\u00e0 un\u2019astrazione. L\u2019idea di non essere pi\u00f9 quello di prima vuol dire aver fatto morire qualcosa di noi, di brutto o di bello che sia. Questa riflessione e le precedenti considerazioni, che rispecchiano la realt\u00e0 della nostra condizione umana, possono portare ad almeno due tipi di atteggiamenti o attitudini, in Occidente, nei confronti della morte e del morire: una partecipazione attenta alla vita, ma minata dalla probabilit\u00e0 sempre attuale dell&#8217;interruzione della nostra esistenza come progetto, oppure un atteggiamento cinico e distaccato che &#8211; come nella classica visione filosofica dello scetticismo &#8211; rifiuta obbiettivi giocati su una prospettiva che vede al suo interno un fine non esattamente prevedibile. Ambedue le posizioni riflettono un sentimento di smarrimento, di incapacit\u00e0 e d\u2019impossibilit\u00e0, a volte, ad affrontare il pensiero della morte. Da quando gli uomini hanno avvertito paura ed angoscia per l\u2019imprevedibilit\u00e0 e la necessit\u00e0 della morte, hanno cercato soluzioni mitiche al senso di sofferenza e consolazione all&#8217;inevitabilit\u00e0 della propria fine. L\u2019elaborazione dell\u2019idea di morte e del morire in Occidente \u00e8 stata influenzata dalla difficolt\u00e0 di affrontare i sentimenti cupi che essa genera; paura ed imprevedibilit\u00e0 della morte generano negli individui e negli aggregati sociali atteggiamenti atti ad escogitare sistemi per sfuggire alla minaccia della propria fine o alla disgregazione del gruppo di appartenenza. Questi sistemi &#8211; il lutto e le dinamiche del cordoglio &#8211; hanno conosciuto nel corso della storia (soprattutto nel periodo che segna la transizione tra la societ\u00e0 feudale-contadina e l&#8217;affermazione dell&#8217;individualismo della societ\u00e0 urbano-industriale) trasformazioni determinanti per lo sviluppo del concetto di morte. Oltre alla paura ed al senso d&#8217;angoscia, hanno influito in modo importante sull&#8217;idea di morte in Occidente l&#8217;evoluzione dei sistemi di apprendimento e lo sviluppo del pensiero scientifico. Dopo un lungo periodo durante il quale ha prevalso una visione \u201cnaturale\u201d della morte (o della morte naturale), l\u2019idea della morte ha dovuto confrontarsi con il pensiero illuminista e la filosofia positivista che chiedevano argomenti pi\u00f9 razionali a fronte dei cambiamenti che accompagnano l&#8217;invecchiamento, la malattia e le alterazioni irreversibili della materia vivente. Alla trasformazione del concetto di morte ha contribuito un graduale processo di dissacrazione, che da un lato, nel favorire l&#8217;affermazione degli aspetti biologici della vita e della sua fine -per esempio rilevando le cause di morte sul cadavere -\u00e8 stato motivo di rassicurazione, ma che ha riproposto antiche e irrisolte questioni, sollevando nuovi interrogativi sul significato dell&#8217;esistenza e dell&#8217;aldil\u00e0 e provocando un inquietante vuoto di riferimenti. Di fronte all&#8217;affermarsi di immagini pi\u00f9 razionali e di aspetti pi\u00f9 concreti della morte, cos\u00ec come di fronte al contemporaneo svanire di miti e riti, all&#8217;assenza di codici e tradizioni, l&#8217;Occidente si \u00e8 trovato privo dei riferimenti culturali che servivano se non a spiegare, almeno ad esorcizzare ed accettare la morte e ha trovato rifugio in meccanismi di negazione, spostamento e rimozione, considerati tra le cause pi\u00f9 frequenti di manifestazioni nevrotiche e di personalit\u00e0 conflittuali. Cos\u00ec accanto alla ricerca inquieta di risposte rassicuranti sulla possibilit\u00e0 di spostare i confini tra vita e morte, riposa ancora la grande incertezza sulla definizione di morte e, come tentativo di allontanare la minaccia rappresentata dalla certezza del limite, si assiste all&#8217;imporsi di filosofie \u201cmetropolitane\u201d, nella quale gli elementi di riflessione non sono pi\u00f9 la paura della morte, intesa come \u201cla fine\u201d, e del morire, visto come condizione di angoscia esistenziale, ma il timore di non esserci pi\u00f9 alle cose del mondo: la paura di \u201cnon vivere\u201d, come ansia della perdita di oggetti di culto e di status. Il progetto di sopravvivenza si inscrive oggi in una dimensione prevalentemente orizzontale. In questo scenario ha acquistato rilevanza una nuova immagine della morte, caratterizzata dall&#8217;iperrealismo delle rappresentazioni prodotte dall&#8217;iconografia e dalla medialit\u00e0 contemporanea. Per ulteriori informazioni C.f.r. K\u00fcbler-Ross E.;<em>\u201cLa morte e il morire\u201d<\/em>, Cittadella Editrice, Assisi,2005<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019 identit\u00e0 proviene dalla nostra famiglia. Ed \u00e8 in questo nucleo di base che il bambino inizia ad esperire le prime realt\u00e0. 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