{"id":105,"date":"2011-01-09T10:27:39","date_gmt":"2011-01-09T10:27:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=105"},"modified":"2011-02-21T13:40:25","modified_gmt":"2011-02-21T13:40:25","slug":"la-visione-psicosomatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=105","title":{"rendered":"La visione Psicosomatica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>I\u00a0 significati del termine Psicosomatico<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vocabolo <em>psicosomatico <\/em>fu coniato nel 1818 dal medico psicologo J.C. Heinroth, che aspir\u00f2 a raggruppare in un unico pensiero la dualit\u00e0\u00a0 mente-corpo. Quattro anni dopo, nel 1822, il medico K.W. Jacobi propose il termine <em>somato-psichico <\/em>per sottolineare l\u2019influenza delle esperienze corporee sull\u2019unit\u00e0 psichica.\u00a0 In entrambi i casi si avvertiva l\u2019esigenza di riunire in un&#8217;unica essenza i concetti di psiche e soma, che per\u00a0 lunghi anni erano stati considerati separati. Con il tempo la parola \u00abpsicosomatico\u00bb \u00e8 stata utilizzata nei contesti pi\u00f9 disparati, cos\u00ec da divenire emissario di concetti come quello di \u00abstress<a href=\"file:\/\/pc-ufficio\/Rosita\/Desktop\/psicolab.net\/Psicosomatica\/2%20La%20visione%20Psicosomatica.docx#_edn1\">[i]<\/a>\u00bb o di \u00abqualit\u00e0 di vita\u00bb, che troppo spesso sono stati utilizzati in modo superficiale rischiando di eluderne il significato scientifico. Per tanto, \u00e8 di fondamentale importanza, chiarire almeno alcuni dei significati che il termine assume quando viene utilizzato in contesti definiti di carattere clinico o di ricerca. Quando in passato si parlava di psicosomatica ci si riferiva ad essa solo in relazione a quelle malattie organiche la cui causa era rimasta oscura e per le quali si pensava potesse esistere una &#8220;genesi psicologica&#8221;. Oggi \u00e8 largamente condivisa l\u2019accezione di <em>psicosomatica<\/em> come scienza che pone in relazione la mente con il corpo, ossia il mondo emozionale ed affettivo con il soma, occupandosi nello specifico di rilevare e capire l&#8217;influenza che l&#8217;emozione esercita sul corpo e le sue affezioni. Pertanto, corpo e mente non sono pi\u00f9 considerati come due componenti separate ma due parti, in continua influenza reciproca, di un tutt\u2019uno:\u00a0 l\u2019uomo nella sua unit\u00e0 somato-psichico.\u00a0 In ambito medico \u00e8 ormai largamente condivisa l&#8217;idea che il benessere fisico abbia una sua influenza su sentimenti ed emozioni e che a loro volta questi ultimi abbiano una certa ripercussione sul corpo. Non a caso il vecchio concetto di malattia intesa come &#8220;effetto di una causa&#8221;, \u00e8 stato sostituito con una visione multifattoriale secondo la quale ogni evento (e quindi anche una affezione organica) \u00e8 conseguente all&#8217;intrecciarsi di molti fattori, tra i quali sta assumendo sempre maggior importanza il fattore psicologico. Si ipotizza inoltre, che quest&#8217;ultimo, a seconda della sua natura, possa agire favorendo l&#8217;insorgere di una malattia, o al contrario favorendone la guarigione. E\u2019 possibile distinguere malattie per le quali i fattori biologici, tossico-infettivi, traumatici o genetici hanno un ruolo preponderante e malattie per le quali i fattori psico-sociali, sotto forma di emozioni e di conflitti attuali o remoti, sono determinanti. In questo senso l&#8217;unit\u00e0 psicosomatica dell&#8217;uomo non viene persa di vista e i sintomi o i fenomeni patologici vengono indagati in modo complementare da un punto di vista psicologico e fisiologico. \u00a0 \u00a0 Si parla di psicosomatica non solo come prospettiva con la quale guardare l&#8217;evento patologico, ma anche in relazione a sintomi somatici fortemente connessi alle emozioni e in relazione alle cosiddette vere e proprie malattie psicosomatiche. Per quanto riguarda i sintomi psicosomatici, essi, pur non espletandosi in vere e proprie malattie, si esprimono attraverso il corpo, coinvolgono il sistema nervoso autonomo e forniscono una risposta vegetativa a situazioni di disagio psichico o di stress. \u00a0\u00a0 \u00a0Al contrario, sono considerate vere e\u00a0 proprie malattie psicosomatiche quelle alla quali classicamente si riconosce una genesi psicologica (o quantomeno in buona parte psicologica) ed in cui si realizza un vero e proprio stato di malattia d\u2019organo con segni indiscutibili di lesioni.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quali sono i disturbi e le malattie psicosomatiche? La variet\u00e0 dei modelli interpretativi consente solo in modo approssimativo di elencare e classificare le malattie e i disturbi psicosomatici. In ogni caso le malattie che storicamente sono state sempre interpretate come psicosomatiche sono <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/ipertens.htm\">l&#8217;ipertensione arteriosa<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/asma.htm\">l&#8217;asma bronchiale<\/a>, la colite ulcerosa, l&#8217;ulcera gastro-duodenale e <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/eczema.htm\">l&#8217;eczema<\/a>.<strong><em> <\/em><\/strong>Negli ultimi anni questo elenco si \u00e8 andato via via infoltendo fino a comprendere: i disturbi alimentari che si evidenziano intorno ai due eccessi rappresentati dall&#8217;<em>anoressia<\/em> e dalla <em>bulimia<\/em> con conseguente obesit\u00e0; le malattie e i sintomi psicosomatici a carico del sistema gastrointestinale dove tra le malattie organizzate c&#8217;\u00e8, oltre alla colite ulcerosa e all&#8217;ulcera gastro-duodenale, la rettocolite emorragica, mentre tra i disturbi psicosomatici sono presenti la <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/gastrite.htm\">gastrite cronica<\/a>, l&#8217;iperacidit\u00e0 gastrica, <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/colon.htm\">il colon irritabile<\/a> o spastico, <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/stitiche.htm\">la stipsi,<\/a> <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/nausea.htm\">la nausea<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/vomito.htm\">il vomito<\/a>, la <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/diarrea.htm\">diarrea<\/a> (da emozione, da &#8220;esami&#8221;); malattie a carico del sistema cardiovascolare ad esempio le aritmie, le crisi <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/tachicar.htm\">tachicardiache<\/a>, le coronopatie (angina pectoris, insufficienza coronarica, infarto) <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/ipertens.htm\">l&#8217;ipertensione arteriosa<\/a> essenziale, <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/cefalee.htm\">la cefalea emicranica<\/a>, la nevrosi cardiaca; malattie relative al sistema cutaneo ad esempio <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/psoriasi.htm\">la psoriasi<\/a>, l&#8217;eritema pudico (rossore da emozione), <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/acne.htm\">l&#8217;acne<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/dermatit.htm\">la dermatite atopica<\/a>, il prurito, la neurodermatosi, l&#8217;iperidriosi, <a href=\"http:\/\/www.benessere.com\/salute\/disturbi\/orticari.htm\">l&#8217;orticaria<\/a>, la canizie, la secchezza della cute e delle mucose, la sudorazione profusa; malattie relative al sistema muscolo scheletrico (crampi muscolari, torcicolli, cefalee), malattie relative al sistema genitourinario ad esempio dolori mestruali, disturbi minzionali, enuresi, impotenza e malattie e i sintomi psicosomatici relativi al sistema endocrino ad esempio, iper o ipotiroidismo, ipoglicemia, diabete mellito.\u00a0 \u00a0In conclusione si pu\u00f2 affermare che le malattie somatiche sono quelle che pi\u00f9 strettamente realizzano uno dei meccanismi difensivi pi\u00f9 arcaici con cui si attua una espressione diretta del disagio psichico attraverso il corpo<em>.<\/em> In queste malattie l&#8217;ansia, la sofferenza, le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma (il disturbo); non sono presenti espressioni simboliche capaci di razionalizzare il disagio psicologico e le emozioni, pur essendo presenti, non vengono percepite. In genere il paziente psicosomatico si presenta con un buon adattamento alla realt\u00e0, con un pensiero sempre ricco di fatti e di cose e povero in emozioni. Per meglio chiarire si tratta di un paziente che difficilmente riferisce sentimenti quali rabbia, paura, delusione, scontentezza, insoddisfazione. Spesso si tratta di pazienti che hanno difficolt\u00e0 a far venire alla luce emozioni, che separano dalle cose ogni elemento di fantasia. Tutte le loro capacit\u00e0 difensive tendono a tener lontani contenuti psichici inaccettabili, a costo di distruggere il proprio corpo. In questo senso una persona, incapace di accedere al suo mondo emotivo, potrebbe non percepire rabbia, frustrazione o stress per una difficile condizione lavorativa e neppure immaginare una possibile connessione tra la sua \u201culcera\u201d e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro. Anche se tali caratteristiche non sono sempre presenti in assoluto in quelli che presentano una patologia psicosomatica, sembra che comunque permanga, sempre, in queste persone una parte dell&#8217;io che tende a funzionare in questo modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Psicosomatica secondo una prospettiva sistemica<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di addentrarci nello specifico della trattazione sulla psicosomatica, per comprendere e contestualizzare concetti ricchi di significato,\u00a0 dobbiamo\u00a0 analizzare, in una visione di insieme, l\u2019approccio sistemico. La teoria dei sistemi si sviluppa nella met\u00e0 degli anni \u201950, in seguito agli studi di ricercatori come Batterson, Watzlawick, Jacksone e Harley. In questi anni il modello meccanicistico\u00a0 di causalit\u00e0 lineare viene superato dal modello di causalit\u00e0 circolare. Nel primo il rapporto tra causa ed effetto \u00e8 inteso in senso lineare. Un esempio di questo tipo lo si trova nel modo in cui la medicina ha concepito l\u2019origine di molte malattie. Un organismo estraneo (virus o batterio) penetra nel corpo umano provocando un\u2019alterazione dei tessuti (l\u2019infezione) che danneggia gli organi determinando una malattia. Secondo questa logica, la malattia pu\u00f2 essere curata solamente risalendo alla causa ed eliminandola. Concepire gli eventi secondo una linearit\u00e0 di causa-effetto ha concesso alla medicina di progredire nello studio e nella cura di molte malattie, ma allo stesso tempo ha comportato una eccessiva semplificazione eludendo gli aspetti emotivi e relazionali dell\u2019uomo. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Durante il Novecento si \u00e8 tentato di superare i limiti della visione lineare arrivando a concepire il processo casuale in senso multifattoriale. Secondo questa visione molti fattori vengono considerati le concause di un unico evento. Cos\u00ec, riprendendo l\u2019esempio precedente, uno specifico agente infettivo pu\u00f2 concorrere allo sviluppo della malattia, assieme ad altri di natura ereditaria, psicologica, sociale e ambientale. Il modello in questione impedisce una visione unitaria del problema, in quanto comporta una importante scissione di cause e concause. Verso la met\u00e0 dello stesso Secolo le idee sul concetto di causa hanno fatto un notevole passo in avanti grazie al contributo di nuove teorie, come quelle <em>sistemiche<\/em> e <em>cibernetiche<\/em> le quali condividono una <em>visione circolare<\/em> del rapporto di causalit\u00e0.\u00a0 Secondo Ludwig von Bertalanffy, che propose la Teoria Generale dei Sistemi, un sistema pu\u00f2 essere definito come una totalit\u00e0 organizzata e finalizzata, che supera il vecchio principio meccanicistico fondato sul \u201ccaso\u201d e tende attraverso meccanismi di autoregolazione all\u2019omeostasi e alla ricerca di un nuovo equilibrio, capace di aprire verso livelli di crescita sempre migliori e verso un ordine sempre pi\u00f9 articolato. Seguendo questa prospettiva tutte le situazioni, comprese quelle umane possono essere considerate dei sistemi i cui componenti si determinano l\u2019un l\u2019altro senza che alcuno di essi assuma il ruolo di causa\u00a0 o di effetto.\u00a0 Cos\u00ec, un elemento influenza gli altri, ma \u00e8 altrettanto influenzato da essi, contribuendo all\u2019equilibrio dell\u2019intero sistema. La causalit\u00e0 non \u00e8 una caratteristica dei singoli componenti, ma \u00e8 insita nella relazione che si stabilisce all\u2019interno del sistema. Tale processo lo si pu\u00f2 immaginare come un cerchio dove i vari elementi sono in rapporto tra loro.\u00a0 Non interessa pi\u00f9 scoprire una catena di cause ed effetti per arrivare all\u2019origine degli eventi, ma studiare l\u2019organizzazione e l\u2019equilibrio di un sistema in una determinata situazione.\u00a0 Nel caso della malattia l\u2019importante \u00e8 scoprire i vari fattori che interagendo tra loro provocano sofferenza e disadattamento. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Legato al concetto di causalit\u00e0 circolare \u00e8 quello di<em> retroazione o feedback. <\/em>Mediante la retroazione un evento non solo genera altri eventi, ma \u00e8 anche regolato da essi in modo retroattivo. La retroazione pu\u00f2 essere positiva o negativa in base al cambiamento e alla trasformazione dell\u2019equilibrio all\u2019interno della relazione fra le parti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Conflitti Psicologici<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo alcune scuole di pensiero lo svilupparsi del disagio psicosomatico \u00e8 da imputare a conflitti ideo-affettivi profondi, a volte di natura molto remota. La malattia, dunque, non sarebbe altro che la \u201csomatizzazione\u201d di conflitti<a href=\"file:\/\/pc-ufficio\/Rosita\/Desktop\/psicolab.net\/Psicosomatica\/2%20La%20visione%20Psicosomatica.docx#_edn2\">[ii]<\/a> non risolti. Essa si sviluppa lentamente e si manifesta sotto la pressione di un evento-stimolo, quale una grossa frustrazione, un dolore affettivo, oppure come frutto delle pressioni dell&#8217;ambiente in cui l&#8217;individuo vive. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 L&#8217;espressione del sintomo, sarebbe dovuta, secondo alcuni ricercatori, al meccanismo della regressione a forme di espressione tipiche di fasi precoci dello sviluppo. Infatti il bambino in et\u00e0 preverbale manifesta le sue emozioni esclusivamente attraverso il corpo: il bambino affamato piange, quello gratificato e appagato sorride. Nella fase evolutiva successiva, quella verbale, il bambino impara ad \u201cesprimere\u201d le sue emozioni. Cos\u00ec, mentre la \u201csomatizzazione\u201d riproporrebbe l&#8217;espressione del primo stadio evolutivo infantile (preverbale, quella in cui l&#8217;ansia si esprime a livello somatico), la nevrosi invece riproporrebbe l&#8217;espressione pi\u00f9 avanzata del secondo stadio (verbale). Nella persona che somatizza, ansia, sofferenza, emozioni particolarmente forti o dolorose, trovano una via di scarico immediata nel corpo (il disturbo), per poter essere percepite. In genere l&#8217;individuo con disagi psicosomatici si presenta con un buon adattamento alla realt\u00e0, con un pensiero ricco di fatti e di cose ma povero di emozioni (<a title=\"Alessitimia\" href=\"http:\/\/www.fioredoro.org\/id54.htm\" target=\"_top\">Alessitimia<\/a>). Molto spesso si tratta di un soggetto che ha difficolt\u00e0 ad accedere al proprio vissuto emotivo, e perci\u00f2 gli riesce difficoltoso percepire rabbia, frustrazione, stress, e quindi pu\u00f2 non riuscire ad immaginare una possibile connessione tra il suo disagio corporeo e le emozioni o i vissuti relativi al suo lavoro o ad altre circostanze esistenziali. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Nell&#8217;insorgere della \u201csomatizzazione\u201d, \u00e8 determinante l&#8217;ambiente in cui l&#8217;individuo vive: ambienti ansiogeni, aggressivi, competitivi o repressivi, sottopongono l&#8217;individuo ad uno stress continuo, determinando l&#8217;humus patologico che nutre la problematica psicologica personale sino a farla esplodere nella \u201csomatizzazione\u201d. La somatizzazione si struttura sostanzialmente in quattro fasi: all&#8217;inizio c&#8217;\u00e8 un disagio psicologico, poi un blocco funzionale, segue una alterazione cellulare e infine la lesione anatomica. Nella \u201csomatizzazione\u201d il sintomo pu\u00f2 a volte manifestare in forma simbolica il tipo di disturbo che esprime; ad esempio l&#8217;astenia pu\u00f2 simboleggiare il dispendio di energie ad opera di un conflitto che lascia poche forze all&#8217;individuo; il vomito pu\u00f2 indicare il rifiuto di una situazione inaccettabile; il prurito pu\u00f2 rappresentare una forma di autoaggressivit\u00e0 dovuta a sensi di colpa, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Specificit\u00e0 della malattia rispetto alla personalit\u00e0<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em> <\/em><\/strong>La Dunbar (1943) intendeva la specificit\u00e0 della malattia soprattutto rispetto alla personalit\u00e0. Lavorando su una vasta mole di interviste anamnestiche ed attraverso l\u2019uso della diagnostica psicodinamica, essa affermava di aver individuato delle significative correlazioni tra malattie e profili di personalit\u00e0: tutti i pazienti affetti, per esempio, da ipertensione hanno caratteristiche di personalit\u00e0 simili. Secondo la Dunbar, dunque, esisteva una sorta di <em>clich\u00e9 <\/em>caratteriale per ogni malattia psicosomatica. Il soggetto sofferente alle coronarie, ad esempio, era una persona che lavorava e lottava con fermezza, che aveva grande autocontrollo e tendeva al successo e al pieno raggiungimento degli scopi prefissi. Mentre il malato di ulcera peptica era un tipo iperattivo ed eccessivamente intraprendente. \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Le teorie della Dunbar venivano criticate da pi\u00f9 parti. Sul versante psicoanalitico esse erano accusate di superficialit\u00e0, di valutare soltanto gli aspetti del comportamento osservabili a livello esteriore, ovvero di non cercare ed analizzare il materiale inconscio da cui, secondo la prospettiva psicodinamica, traggono origine le azioni umane. Per gli esponenti dell\u2019approccio psicofisiologico invece, la Dunbar non aveva offerto una spiegazione della correlazione tra malattie psicosomatiche e tratti di personalit\u00e0 e non aveva dato nessuna indicazione su come questi ultimi possono dare inizio al disturbo e mantenerlo. Le idee della Dunbar tuttavia hanno avuto larga diffusione nella letteratura psicosomatica successiva. Esse sono rintracciabili nelle teorizzazioni di Friedman e Rosenman sulle associazioni tra disturbi e tipi di personalit\u00e0, che si sono imposte con forza nel dibattito medico sino alla fine degli anni \u201980. Allo stesso modo l\u2019influenza della Dunbar \u00e8 evidente nelle opere di Claus Bahnson sulle correlazioni tra personalit\u00e0 e cancro.<strong><em> <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em>Specificit\u00e0 della malattia in corrispondenza delle emozioni <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em> <\/em><\/strong>Franz Alexander era convinto che le correlazioni tra personalit\u00e0 e malattie evidenziate dalla Dunbar avessero soltanto un valore statistico e che sostanzialmente erano \u201cmisteriose, vaghe e casuali\u201d. Al contrario, egli riteneva che \u201cuna distinta correlazione fra certe costellazioni emotive e certe funzioni vegetative\u201d fosse oggettivamente dimostrabile al pari degli equivalenti fisiologici delle emozioni. Questi ultimi, infatti, erano stati sperimentalmente definiti dalle ricerche di Cannon ed Hess e delineavano, con precisione, l\u2019esistenza di due categorie principali dell\u2019emozione: preparazione alla lotta o alla fuga in condizioni di emergenza, piacere ed acquiescenza. Queste due categorie corrispondevano alle due configurazioni fondamentali di attivit\u00e0 vegetativa: l\u2019attivazione del sistema nervoso simpatico in condizioni di allarme e l\u2019azione del sistema nervoso parasimpatico verso la riparazione, l\u2019accrescimento dell\u2019organismo e il ripristino metabolico delle sue energie. Al contrario del simpatico, preposto alla mobilitazione delle risorse corporee dell\u2019organismo in vista di condizioni di emergenza, il parasimpatico presiede al controllo delle funzioni vegetative dell\u2019organismo, come la digestione, l\u2019escrezione, come i meccanismi alla base dei comportamenti sessuali. I disturbi psicosomatici, che Alexander definiva anche nevrosi vegetative, rappresenterebbero l\u2019effetto della persistenza e della cronicizzazione dell\u2019attivazione fisiologica tipica di una di queste due categorie emotive, dovuta ad uno specifico conflitto psichico che impedisce lo scarico delle emozioni in una azione esterna. Cos\u00ec, le patologie correlate alle emozioni legate alla lotta o alla fuga \u201csarebbero il risultato di inibizioni o di repressioni di impulsi ostili e di autoaffermazione\u201d. Tali repressioni, infatti, impedendo l\u2019estrinsecazione dei corrispondenti comportamenti di lotta o di fuga finiscono per indurre, con la cronicizzazione delle tipiche risposte vegetative di attivazione simpatica, l\u2019alterazione delle funzioni di un organo dotato di fragilit\u00e0 costituzionale o acquisita. Ad esempio, alcune sindromi cardiache rappresenterebbero gli effetti dell\u2019ansiet\u00e0 neurotica o della repressione della collera; mentre l\u2019ipertensione essenziale, sarebbe il risultato di un incremento della pressione sanguigna mantenuto dall\u2019attivazione del simpatico tipica delle emozioni di rabbia; allo stesso modo l\u2019attivazione e il blocco dei sistemi neuro-endocrini legati alla lotta e alla fuga porta all\u2019emicrania e l\u2019ipertiroidismo, all\u2019artrite reumatoide.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le affezioni psicosomatiche dipendenti dal blocco delle emozioni connesse alle attivit\u00e0 trofiche e riparative del parasimpatico erano, secondo Alexander, tutti i disturbi funzionali gastroenterici, l\u2019asma, l\u2019affaticamente cronico. Essi costituirebbero, infatti, l\u2019esito di un fenomeno psicologico e quindi vegetativo di \u201critirata\u201d dall\u2019azione e di disimpegno dall\u2019adattamento ad un ambiente ostile. Per esempio, un individuo ansioso ed insicuro, sempre pronto a recedere dalla lotta e dai possibili pericoli, poteva mettere in atto, secondo Alexander, risposte viscerali paradossali, come la secrezione dei succhi gastrici, che si accompagnano a situazioni di sicurezza e di dipendenza, come l\u2019alimentazione quando si \u00e8 bambini. Reiterando tale atteggiamento e tale risposta fisiologica, il soggetto in questione, finirebbe per sviluppare un\u2019ulcera peptica o la colite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modello di Alexander presentava tuttavia alcune serie debolezze. In primo luogo i disturbi psicosomatici che egli pretese di descrivere, come l\u2019emicrania, l\u2019ipertensione, l\u2019ipertiroidismo, l\u2019artrite, la colite, l\u2019asma avevano in realt\u00e0 una natura eterogenea erano in effetti sindromi, piuttosto che entit\u00e0 nosologiche univoche. In questo senso cade l\u2019idea stessa di specificit\u00e0 dei legami tra conflitti emotivi e disturbi somatici. In secondo luogo, l\u2019ipotesi della specificit\u00e0 dei conflitti implica logicamente l\u2019idea che possa sussistere una netta differenza tra i blocchi emotivi che innescano una patologia e quelli che la mantengono. Se vogliamo adottare la prospettiva di Alexander, \u00e8 evidente che quando la malattia si manifesta l\u2019individuo viene trasformato sia in senso fisiologico che psicologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alexander credeva, inoltre, che i blocchi emotivi potessero innescare la malattia soltanto in presenza di una costituzionale vulnerabilit\u00e0 d\u2019organo e di una situazione esterna scatenante. Egli aderiva cos\u00ec ad una concezione multifattoriale della malattia psicosomatica. Ci\u00f2 era comunque in contrasto con l\u2019idea forte della specifit\u00e0 dei conflitti per i disturbi psicosomatici. Quest\u2019ultima, in Alexander e nella tradizione psicosomatica di quel periodo, si legava oltretutto alla rivendicazione di una identit\u00e0 particolare della patologia <em>ex emotione <\/em>che legittimava la stessa esistenza della medicina psicosomatica. Da un lato infatti in un modello multicausale della malattia, la specificit\u00e0 del conflitto viene a diluirsi e a smarrirsi tra le molte cause necessarie ma non sufficienti per provocare la condizione morbosa. Dall\u2019altro la teoria della multifattorialit\u00e0 della malattia, peraltro avanzata con forza da molti psicosomatisti, contiene logicamente, finendo per annullarla, l\u2019identit\u00e0 stessa della medicina psicosomatica, quest\u2019ultima fondamentalmente radicata sull\u2019idea dell\u2019esistenza di malattie prodotte da cause psicologiche.<\/p>\n<p>Bibliografia \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0CANESTRERI R., GODINO A., \u201cTrattato di psicologia\u201d, CLUEB, Bologna, 2002.\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 DSM-IV, \u201cManuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali\u201d, Masson,2004.<\/p>\n<p>ERCOLANI M.,<em> \u201cMalati di Dolore\u201d<\/em>, Zanichelli, Bologna, 2001.<strong> <\/strong><\/p>\n<p>GLEN O. GABBARD, <em>\u201cPsichiatria e psicodinamica\u201d,<\/em>Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002.<\/p>\n<p>K\u00dcBLER-ROSS E.; <strong> <\/strong><em>\u201cLa morte e il morire\u201d<\/em>, Cittadella Editrice, Assisi,2005<strong> <\/strong><\/p>\n<p>LERMA M.,\u00a0 Articolo CONVEGNO INTERNAZIONALE <em>\u201cI Pionieri della Terapia familiare\u201d <\/em>Roma 8\/10 dicembre 2000 organizzato da Accademia di psicoterapia della famiglia di Roma, Istituto di terapia familiare di Firenze, Scuola romana di psicoterapia familiare di Roma, <a href=\"http:\/\/www.formazione.eu.com\/\">www.formazione.eu.com<\/a>, 2007.<\/p>\n<p>MAROCCI G., <em>\u201cAbitare l\u2019organizzazione\u201d<\/em>, Edizioni Psicologia, Roma, 1996.<\/p>\n<p>MINUCHIN S.; ROSMAN B. L.; BAKER L.; <em>\u201cFamiglie Psicosomatiche\u201d<\/em>, Astrolabio, Roma, 1980.<\/p>\n<p>MINUCHIN S.; <em>\u201cFamiglie e terapia della famiglia\u201d<\/em>, Astrolabio, Roma, 1976.<\/p>\n<p>NOLE\u2019 A., DILORENZO M. , <em>\u201cL\u2019Approccio Sistemico\u201d<\/em>, Dispensa del Corso di Specializzazione in Psicoterapia Relazionale, Potenza, 2007.<\/p>\n<p>PELLEGRINO F.;<em> \u201cPsicosomatica\u201d<\/em>, Il Saggiatore, Milano, 1998.<\/p>\n<p>TRENTIN R.; <em>\u201cGli atteggiamenti sociali\u201d<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino, 2002.<\/p>\n<p>TROMBINI G.; BALDONI F., <em>\u201cDisturbi psicosomatici\u201d<\/em>, Il\u00a0 Mulino, Bologna, 2001.<\/p>\n<hr size=\"1\" \/><a href=\"file:\/\/pc-ufficio\/Rosita\/Desktop\/psicolab.net\/Psicosomatica\/2%20La%20visione%20Psicosomatica.docx#_ednref1\">[i]<\/a> Il concetto di stess \u00e8 molto complesso. Una definizione pi\u00f9 attuale indica lo stress umano e animale come uno \u00abstato di tensione dell\u2019organismo in cui vengono attivate difese per far fronte a una situazione di minaccia\u00bb. Esso infatti pu\u00f2 essere utilizzato come sinonimo di uno stimolo ambientale nocivo, ma anche la risposta dell\u2019organismo a sollecitazioni diverse, sia di natura esterna che interna.\u00a0 Si parla anche di stess positivo (<em>eustess<\/em>) quando comporta esperienze appaganti e maturative, o di stess negativo (<em>distess<\/em>) quando \u00e8 fonte di difficolt\u00e0 e sofferenze. E\u2019 possibile suddividere gli eventi stressanti in due grandi categorie: eventi improvvisi, ben identificabili e limitati nel tempo, che comportano di solito conseguenze importanti per l\u2019indivisuo(matrimoni, lutti, diventare genitori, separazioni, licenziamenti etc); ed eventi che riguardano le difficolt\u00e0 incontrate nella vita di ogni giorno (nella famiglia, sul lavoro, nei rapporti sociali). Questo tipo di stess, definito anche <em>stess quotidiano<\/em>, \u00e8 difficile da riconoscere e spesso sottovalutato. Secondo Harr\u00e8, Lamb, e Mecacci (1983) ci sono almeno tre modi\u00a0 per affrontare lo studio e la definizione di stess. Il primo \u00e8 quello di trattare il termine secondo la sua accezione di nocivit\u00e0 ambientale: lo stess provocato da uno stimolo fisico eccessivo; un secondo tipo, che ha origine dalle ipotesi di Selye (1974), si riferisce al suo carattere bio-fisiologico (mediatore ormonale o nervoso). L\u2019ultimo approccio che i tre studiosi riportano \u00e8 maggiormente centrato sulla relazione dinamica dell\u2019individuo con il suo ambiente, cos\u00ec come percepito ed elaborato dal soggetto stesso. Tale modello si definisce in termini di \u201cprocesso\u201d e fa capo agli studi di Lazarus (1976). Il primo studioso ad essersi occupato di stess dal punto di vista psicosomatico \u00e8 stato Cannon, che aveva descritto come \u201crisposta di allarme\u201d un insieme di reazioni che predispongono l\u2019organismo a comportamenti di attacco e fuga. Scopr\u00ec inoltre che non erano le uniche prodotte, bens\u00ec rappresentavano il primo di una serie di adattamenti e modificazioni fisiologici messe in atto per fronteggiare difficolt\u00e0 provenienti dall\u2019esterno. Cannon fu il primo anche a\u00a0 coniare il termine <em>omeostasi <\/em>per designare l\u2019equilibrio interno dell\u2019organismo. Per ulteriori approfondimenti Cfr. Marocci G., <em>\u201cAbitare l\u2019organizzazione\u201d<\/em>, Edizioni Psicologia, Roma, 1996<\/p>\n<address><a href=\"file:\/\/pc-ufficio\/Rosita\/Desktop\/psicolab.net\/Psicosomatica\/2%20La%20visione%20Psicosomatica.docx#_ednref2\"><\/a> <strong>[ii]<\/strong> \u201cIl <em>Conflitto<\/em> \u00e8 dato da una situazione in cui forze di valore approssimativamente uguali ma dirette in senso opposto agiscono simultaneamente sull\u2019individuo\u201d (Lewin).<\/address>\n<p>Ogni situazione conflittuale \u00e8 teoricamente riportabile alla coesistenza di tendenze verso due differenti forme di comportamento. Il conflitto pu\u00f2 essere: Conflitto tra due tendenza appetitive ; Conflitto tra una tendenza appetitiva e una avversativa verso lo stesso oggetto; Conflitto tra due tendenza avversative; Conflitto composto da\u00a0 pi\u00f9 tendenze appetitive ed avversative;\u00a0\u00a0I Conflitti possono\u00a0scaturire da diverse cause, possono essere conflitti di ruolo, conflitti personali, sociali, etc., ma alla base di tutti si muovono due forze contrarie. Certo \u00e8 che il conflitto si riduce in relazione alla motivazione e all\u2019associazione del rinforzo positivo che ha verso uno stimolo. Ma talvolta il conflitto \u00e8 anche causa turbe sia generali sul comportamento che manifestazioni viscerali psicosomatiche. A proposito del conflitto dobbiamo citare la teoria della dissonanza cognitiva di Festinger e notare come si pu\u00f2 ridurre o annullare un conflitto o un comportamento dissonante mediante l\u2019acquisizione\u00a0 di pi\u00f9 informazioni sull\u2019elemento dissonante, la modifica di un elemento cognitivo relativo all\u2019ambiente fisico o quello psicologico, il cambiamento di uno degli elementi cognitivi\u00a0 direttamente riferiti al comportamento. Per ulteriori approfondimenti Cfr. Canestrari R., Godino A., <em>\u201cTrattato di pscologia\u201d<\/em>, CLUEB, Bologna, 2002. Cfr. Trentin R. \u201cGli atteggiamenti sociali\u201d, Bollati Boringhieri, Torino, 2002.<\/p>\n<p>3. La famiglia psicosomatica<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I\u00a0 significati del termine Psicosomatico Il vocabolo psicosomatico fu coniato nel 1818 dal medico psicologo J.C. Heinroth, che aspir\u00f2 a raggruppare in un unico pensiero la dualit\u00e0\u00a0 mente-corpo. Quattro anni dopo, nel 1822, il medico K.W. Jacobi propose il termine somato-psichico per sottolineare l\u2019influenza delle esperienze corporee sull\u2019unit\u00e0 psichica.\u00a0 In entrambi i casi si avvertiva &hellip; <\/p>\n<p class=\"link-more\"><a href=\"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/?p=105\" class=\"more-link\">Leggi tutto<span class=\"screen-reader-text\"> &#8220;La visione Psicosomatica&#8221;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[23],"tags":[],"class_list":["post-105","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-la-visione-psicosomatica"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7xuYR-1H","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/105","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=105"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/105\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":154,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/105\/revisions\/154"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=105"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=105"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicoterapeutafilardi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=105"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}